lunedì 28 febbraio 2011

Sei coltellate: profilo criminologico di un assassino



Sei coltellate. Sei ferite. Delle quali una da difesa. Non sono molte. Presumo siano state di più. Mi pare strano che un tipo del genere non infierisca in modo più violento e determinato. Cerchiamo di ragionare su questo individuo da quello che sappiamo.

Posizione del corpo di Yara (Fonte Ansa)



Sul terreno si evidenzia la sagoma del corpo della povera Yara
Il corpo di Yara risulta vestito con tutto il giubbino. Calza ancora le scarpe. Indossa i guanti. Le ferite risultano essere una al collo, una al polso, tre sulla schiena, una profonda a livello di un rene: il disegno su fa vedere anche una ferita sul petto.
Riporto un articolo dove parla il criminologo Francesco Bruno

Yara Gambirasio "è stata uccisa subito, nel giro di mezz'ora dal rapimento" e il suo corpo "probabilmente è stato sempre lì dove è stato trovato" sabato scorso, in un campo di sterpaglie a 10 chilometri da casa della 13enne. Ad ucciderla "non è stato un serial killer o un 'mostro', non mi sembra un omicidio passionale: è un omicidio volontario premeditato di qualche sicario o killer che ha fatto egregiamente il proprio mestiere, peraltro facile. L'hanno uccisa e basta". A sostenerlo, parlando all'agenzia TMNews, è il criminologo Francesco Bruno, docente di Psicopatologia forense e criminologia all'università La Sapienza di Roma.
La polizia, intanto, sta tracciando una mappa di tutte le strade percorribili in auto che portano al campo in cui è stato ritrovato sabato il cadavere di Yara. L'obiettivo della polizia è avere un quadro completo di tutti i punti d'accesso al  luogo del ritrovamento, per poi eventualmente verificare quali telecamere, pubbliche o private, possono aver ripreso spostamenti sospetti. Gli inquirenti sono infatti convinti che l'assassino, o gli assassini di Yara, sono arrivati sul posto in auto, o con un furgone, per poi scaricare il corpo della ragazza, o forse per ucciderla lì, sul posto. Intanto il campo di Chignolo d'Isola non è più transennato dalla forze dell'ordine. I nastri che circondavano l'area e le bandierine della polizia scientifica non ci sono più.    
Secondo il capo della protezione civile di Brembate Sopra, Pietro Valsecchi: "Una sola persona non poteva fare una cosa di questo tipo, un massacro così. Yara è stata portata qui da più persone, ne sono convinto". Valsecchi ha ribadito la sua teoria che qualcuno nella cittadina bergamasca sapeva: "Ho detto che secondo me qualcuno non ha parlato perché sono convinto che almeno una persona abbia visto cosa è successo qui a Chignolo. Non è possibile non accorgersi che qui qualcuno ha portato il cadavere di questa povera ragazza. Non ci sono alberi, non ci sono salite né avvallamenti particolari. Qui non si poteva non vedere e mi riferisco a tutta la gente del posto, non solo ai volontari che qui hanno cercato Yara. Non so invece, se a Brembate Sopra qualcuno sapeva: non voglio accusare nessuno".

Allora, il criminologo sostiene non trattarsi di un omicidio con movente sessuale, secondo me sbaglia. Altri pensano che ci siano almeno due aggressori, anche questi, secondo me, sbagliano. Infine, altri ancora, presumono che qualcuno sapesse e sia stato zitto. Pure questi sbagliano.
Partiamo dall’inizio: il rapimento. Avviene nei pressi di una cittadella dello sport. In un’ora piuttosto buia. Probabilmente l’agguato è avvenuto in una zona poco illuminata. Chiunque sia stato conosceva il luogo, chi lo frequentava, le abitudini, la routine. Il predatore sessuale va dove trova le prede. Costui doveva sapere che nella palestra c’erano delle ragazzine che si allenavano al corso di ginnastica ritmica. Yara non era tra queste, era lì per altri motivi, ecco perché credo che lei non doveva essere la vittima designata. Ha avuto molta sfortuna perché abitando nei pressi non aveva bisogno di un genitore che la venisse a prendere. Lei non doveva essere lì quella sera, dunque è stata una vittima casuale. È rimasta circa un’ora in palestra, sarebbe potuta uscire con altre persone. Come poteva l’aggressore sapere in anticipo le mosse di Yara? Questo però non esclude che la conoscesse ma è difficile dirlo. Di certo conosceva il posto. Lo ha studiato bene perché il rapimento è riuscito. Ma come ha fatto a costringere Yara a salire in macchina o furgone che sia stato? Certamente l’aggressione deve essere avvenuta nei pressi dell’auto, o ha fatto un vero raid costringendola con il coltello o anche con una pistola (magari giocattolo modificata) oppure ha usato un approccio garbato e innocente fino a che non si è avvicinata troppo all’auto allora ha cambiato atteggiamento, oppure in qualche modo l’ha tramortita. Yara non ha urlato, o almeno nessuno ha udito nulla.
Il corpo di Yara non presentava legami di alcun genere: lacci, corde, manette. Per cui presumo che l’assassino non abbia usato alcun mezzo di contenzione. Allora o l’ha tenuta buona sotto minaccia o, ripeto, deve averla tramortita. Escludo due persone perché l’omicidio è certamente da attribuire ad uno solo, poi vedremo il perché.
Cerchiamo di capire in modo più approfondito lo schema di quest’aggressore: ha pianificato il rapimento. Ma a quale scopo? Noi abbiamo al momento due tempi, l’inizio e la fine: il rapimento e l’omicidio. C’è qualcos’altro in mezzo? Non credo che abbia rischiato così tanto solo per commettere un omicidio, si presume che volesse altro, ovvero perpetrare una violenza carnale, un abuso sessuale. Non abbiamo elementi di prova per dirlo, lo presumiamo dal contesto, dalle modalità, dalla letteratura, dalla logica.
Ricapitoliamo: l’uomo premedita il rapimento, di certo premedita anche la violenza, se è nella sue intenzioni. Bisogna vedere se era premeditato anche l’omicidio. Per non lasciare testimoni dedurremmo di sì, eppure questa ultima fase lascia qualche dubbio. Vediamo perché.

RAPIMENTO: PREMEDITATO -  RIUSCITO SECONDO IL PIANO
(nessuno ha udito o visto nulla, Yara sparisce nel silenzio)

VIOLENZA:    PREMEDITATA - NON RIUSCITA SECONDO ILPIANO
(Il corpo è stato trovato con tutti i vestiti addosso compreso giubbino, guanti e scarpe; segno che non c'è stata denudazione. Oppure, dopo la violenza Yara si sarebbe rivestita. Ma appare poco probabile)

OMICIDIO:     PREMEDITATO -  NON RIUSCITO SECONDO IL PIANO
(Il cadavere si trova in un luogo esposto, non è occultato, non vi sono segni di mezzi di contenzione: lacci, corde manette. Né di trasporto: buste, cartoni o altro L'aggressione dunque pare sia avvenuta in altro luogo e poi il corpo è stata  abbandonato nel campo appena possibile)


Il tutto è avvenuto quella sera stessa, 26 novembre 2011: rapimento, tentata violenza, omicidio, abbandono del cadavere. Presumibilmente l'arco temporale va compreso fra le 18:50 e le 21:00.

Questo schema ci dice che l’unica parte del piano che è riuscita è stata la fase del rapimento. La violenza secondo me non c’è stata, vedremo però se l’autopsia confermerà o meno. Tuttavia, anche questa fase era stata pianificata. Siamo nella notte del 26 novembre; fa molto freddo. Non credo che il tipo avesse pensato di abusare di Yara all’aperto. Doveva aver individuato un posto. Per questo credo avesse pensato al cantiere di Mapello. Questo luogo è vicino alla palestra per cui l’aggressore non deve stare molto tempo a tenere a badare all’ostaggio. Alle 19:10 la madre chiama Yara, le invia un sms. Un minuto dopo il cellulare viene spento. L'aggancio risulta nella cella di Mapello. Inoltre anche i cani  molecolari seguono la traccia sino in questo cantiere. Dopo di che non vanno oltre. Se ne deduce che Yara lì deve avervi sostato per qualche tempo. 
Giunti sul posto l'aggressore cerca di abusare di Yara. La ragazzina però reagisce, questo lo coglie di sorpresa, il che mi fa pensare che non doveva trattarsi di una stazza d’uomo poiché per avere ragione della vittima ricorrerà a fendenti. Non sono colpi tirati con precisione, non sono dati secondo uno schema, vengono dati a casaccio, con la vittima in movimento. Il fatto che Yara abbia ricevuto un colpo ai reni mi fa pensare all’atto di piegare il dorso per scendere dall’auto per cui offre all’aggressore i lombi. Il colpo deve averla paralizzata dal dolore per cui l’assassino continua a infierire. A quel punto decide di finirla per cui può essere che la giri per colpirla la cuore. Però, se Yara ha avuto la possibilità di giragli la schiena e tentare di scappare vuol dire che per un momento egli non ha avuto il controllo  della situazione. L’unica spiegazione che dò è che Yara lo abbia colpito, immagino al volto, in quell’attimo di esitazione lei ha cercato un varco però l’aggressore è stato più veloce.
Deve trattarsi di un soggetto inadeguato, con scarsa autostima se pensa di ottenere dei benefici sequestrando una ragazzina. Non riesce, nonostante la minaccia di un’arma, a tenere a bada un’adolescente. Yara ha lottato per opporsi alla violenza che poi è degenerata in un omicidio. Credo sia alla sua prima aggressione. La prossima, se non verrà catturato, sarà meglio pianificata.
L’omicidio era nelle sue intenzioni ma non in quelle circostanze. Se il tutto è avvenuto in via Bedeschi la scena la possiamo immaginare anche all’aperto, anche se, da quel che ho capito, non siamo lontani dalla strada maestra per cui appare difficile che egli abbia pensato di abusare di Yara in quel luogo. Ma allora dove è stata uccisa Yara? I cani molecolari si sono spinti sino al cantiere. Ma non c’erano tracce organiche di Yara in quel posto. Allora o i cani si sono sbagliati  o quella è stata una tappa dove non sappiamo cosa sia avvenuto oppure la scena, come detto precedentemente, è avvenuta sul automezzo dell’assassino. A questo punto l’assassino si trova in una situazione non prevista: si è macchiato di sangue. Forse aveva pensato di sbarazzarsi del corpo ma in una maniera più pulita per lui. Magari aveva pensato di strangolarla, o ucciderla in un altro modo. Ma i fatti sono precipitati e lui deve sbarazzarsi di un cadavere. Non ha tempo per occultare, non ha un campo come Michele Misseri. Lui non ha un luogo dove lasciare questo fardello. Se ne deve però liberare il prima possibile. Questa ultima parte l’ha pianificata male. Occultare il cadavere sarebbe stato per lui un buon sistema per non lasciare nessuna traccia. Ho immaginato che il cantiere avrebbe dovuto essere il luogo dove nascondere il cadavere. Lì sarebbe avvenuta la violenza e lì sarebbe dovuta morire Yara. Però, adesso c’è troppo sangue. Gli operai il giorno dopo vedrebbero questo sangue e lancerebbero subito l’allarme. Il corpo sarebbe stato subito ritrovato. Lui ha bisogno d tempo. Perché se si è ferito, se ha una contusione al volto, deve curarla. Se la macchina si è sporcata, dovrà lavarla. In ogni caso, ne sono certo, costui il giorno dopo ha lavato di persona la propria auto. Se la polizia arriva al cantiere arriverà a lui. Per cui è costretto a cambiare piano: via Bedeschi rappresenta l’improvvisazione di un piano andato male.
Quella sera via Bedeschi non era contemplata. Il corpo è stato abbandonato perché qualcosa è andato storto. Però si è premunito di lasciarlo il più lontano possibile da luogo dove abita lui. L’assassino non va dunque cercato a Chignolo d’Isola. Ma a Brembate.
In base agli esami autoptici vedrò come modificare questo scenario.


domenica 27 febbraio 2011

Yara Gambirasio: analisi criminologica di un delitto

Yara Gambirasio è morta.

Nonostante abbia letto centinaia di libri su serial killer che rapiscono, torturano e uccidono bambini, questa triste notizia mi ha comunque colpito. Le letture diventano drammatiche realtà quando un caso è caldo e sta succedendo a casa tua. Non riesco neppure a immaginare l’angoscia e il dolore della sua famiglia. Ma rifletto sempre sulla medesima cosa: per godere del proprio piacere per pochi minuti un uomo è disposto a rapire, uccidere e lasciare per sempre nel lutto un’intera famiglia. Questo piacere deve essere per lui qualcosa di estremamente importante per spingerlo a rischiare tanto per così poco. In questi esseri non riavviseremo mai sensi di colpa. Dei genitori crescono con sacrificio e amore una figlia per tredici anni e poi nel giro di un’ora qualcuno se ne appropria come se fosse una cosa sua e la uccide. Ma chi è questo qualcuno? E come ha fatto, come si è mosso, come ha agito per portare a compimento il suo piano criminoso?
Abbiamo al momento due scene del crimine: il luogo dove è avvenuto il rapimento e il posto dove è stato trovato il corpo di Yara. C’è una terza scena del crimine, e magari una quarta? Qualcosa suggerirebbe di sì.
Premesso che le notizie che ho sono quelle a disposizione di tutti reperibili su giornali, riviste, forum e quant’altro cercherò di analizzare il caso.
Vediamo innanzitutto la prima scena del crimine:
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In A l’abitazione dei Gambirasio sita i via Rampinelli, in B la Città dello Sport, in via Pietro Morlotti, dove Yara frequentava le lezioni di ginnastica ritmica. Il percorso si compie in cinque minuti a piedi poiché la distanza è di 500 mt poco più.
Vediamo anche una foto aerea:
Percorso Casa Gambirasio - Palestra 500 mt circa


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26 novembre 2010: Yara Gambirasio esce di casa alle 17:30 per recarsi in palestra. Non ha allenamenti, deve semplicemente portare uno stereo alle maestre. Rimarrà con loro per circa un’ora. Indossava giubbotto nero, felpa nera di Hello Kitty, pantacollant neri, scarpe nere da ginnastica Convers "Allstar" basse con pelo e perline, guanti neri con brillantini. Aveva con sè un cellulare LG.
La tragedia inizia alle ore 18:44. Prendo  questo tempo perché Yara in risposta ad un’amica, tale Martina, invia un sms: riporto le sue testuali parole rilasciate in una intervista del 15 dicembre 2010

Puoi spiegare la sequenza di messaggini che vi siete mandati tu e Yara?
Alle 18.25 le ho chiesto a che ora dovevamo vederci in palestra domenica per la gara di ginnastica. Alle 18.44 mi ha risposto che dovevamo essere lì per le 8. Alle 18.49 le ho scritto "ok, grazie, ciao".

I TEMPI

Ore 18.25: sms di Martina «A che ora ci vediamo giù alla gara domenica?».
Ore 18.44: sms di Yara «Dobbiamo essere lì per le 8».
Ore 18.49: sms di Martina "Ok, grazie, ciao».
Ore 19.10: sms della madre che le chiede: «Dove sei?»
Nessuna risposta

Dunque, riepilogando, i tempi del dramma vanno dalle 18:44 alle 19:10, ovvero dal sms inviato da Yara e che rappresenta il suo ultimo atto in vita documentato, alla mancata risposta al sms della madre, segno che la ragazzina non aveva più questa possibilità.
L’ultimo segnale del cellulare di Yara indica che questo veniva agganciato dalla cella di Mapello (ma non so l’ora precisa poiché le versioni sono diverse, chi asserisce le 18:55, cosa impossibile, secondo me, chi dopo le 19:00, evento temporale più plausibile).

Dunque, fra le 18:44 e le 19:10 abbiamo un intervallo di tempo di appena 26 minuti. In questo lasso di tempo Yara si è  spostata da via Morlotti in zona Mapello.

Secondo le ricostruzioni degli inquirenti (sempre apprese da articoli e non da fonti ufficiali) Yara non sarebbe scomparsa in via Rampinelli, dunque sulla strada del ritorno, bensì in via Morlotti, dunque avrebbe lasciato la palestra dopodiché sarebbe stata rapita. In via Rampinelli c’erano diversi testimoni che dichiarano di non aver visto Yara. Ripropongo parte dell’articolo apparso il 27 gennaio 2010:
Due testimoni che si aggiravano in via Rampinelli tra le 18,30 e le 19, ad un orario compatibile con la scomparsa di Yara, non hanno mai visto la ragazzina che rientrava a casa, nessuno l'ha notata su via Rampinelli. Dalle telecamere di una banca sul lato opposto di via Rampinelli, inoltre, gli inquirenti sono risaliti ad una coppia di anziani che è rimasta ferma a lato della strada per almeno mezz'ora per sostituire la ruota danneggiata della loro auto. Due pensionati che sono stati anche aiutati dall'intervento sul posto di un giovane parente: tre persone ferme lì, a non più di cento metri dall'imbocco della strada di casa di Yara, e che non hanno visto nulla.

A mio avviso è probabile che l’aggressore si trovasse già in via Morlotti poiché se voleva rapire una bambina quello era il posto ideale per trovare una preda. Quello infatti che bisognerebbe capire è se il rapimento è stato premeditato, sia che la vittima prescelta fosse proprio Yara sia che lei si sia trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato. Ovviamente i due scenari portano a conclusioni completamente diverse.  Ma non potendo rispondere a tale quesito pensiamo per vie generali.  Un uomo decide di rapire una bambina,  cosa fa?, va nel posto dove ne può trovare una.  La palestra dove ci si allena per la ginnastica ritmica (disciplina sportiva tipicamente, anzi, esclusivamente femminile) fa al caso suo. Si apposta dunque in quei pressi in un’orario con scarsa visibilità. Non deve attendere molto che esce Yara.
Cosa fa Yara in palestra? Da una intervista ad una sua insegnate di ginnastica presente quel pomeriggio e  apprendiamo che la ragazzina era andata solo per portare uno stereo e che si è intrattenuta per circa un’ora.

Dopodiché è uscita, dalla porta principale, secondo questa testimonianza.  Da questo si evince che il rapitore, se Yara fosse stata la sua vittima prescelta, avrebbe dovuto aspettare circa un’ora in via Morlotti. Un tempo troppo lungo durante il quale poteva essere avvistato da qualcuno. Non solo: non può sapere se Yara uscirà in compagnia di qualcuno o meno.  Da questo deduco che l’aggressore o ha improvvisato lì per lì il rapimento vedendo una ragazzina sola per strada oppure ha atteso il breve tempo necessario che gli si offrisse un’occasione. In ogni caso Yara è stata una vittima casuale.

Dal sito di Chi l’ha visto apprendiamo quanto segue:

·  15 dicembre 2010

(...) Tre diverse testimonianze di cittadini di Brembate di Sopra hanno segnalato la presenza di due uomini in via Morlotti, la sera della scomparsa, in un tratto compreso tra il centro sportivo e via Rampinelli, dove vive la famiglia Gambirasio. Tutti i testimoni - una donna, una ex guardia giurata e un giovane vicino di casa di Yara - hanno parlato di due uomini, di cui uno piuttosto alto, visti tra le 18.40 e le 19 circa del 26 novembre proprio nel tratto di strada che Yara avrebbe dovuto percorrere per tornare a casa. I due individui sono stati visti discutere animatamente dalla donna e dall’ex guardia giurata. Il giovane vicino ha visto i due uomini con Yara nei pressi di una vecchia utilitaria rossa con le quattro frecce accese. (...)

22 dicembre 2010

Una nuova testimonianza riduce ancora i minuti trascorsi tra il momento che l'ultima persona l'ha vista e quello in cui il suo cellulare si spegne definitivamente. Il padre di una compagna di palestra di Yara, ha dichiarato di averla vista nella struttura sportiva alle 18.42 della sera della scomparsa, avendo guardato l'orologio prima di entrare. Alle 18.55 il cellulare di Yara ha emesso l'ultimo segnale, mentre la madre ha provato a chiamarla fino alle 19.11.

·  11 gennaio 2011

Le conoscenze di Yara Gambirasio e le utenze telefoniche: sono questi i due cardini attorno ai quali sta  ruotando l'inchiesta sulla scomparsa della ragazzina di Brembate Sopra. E' stato sentito per quattro ore ieri sera Enrico Tironi, il diciannovenne vicino di casa di Yara Gambirasio che disse di avere visto la ragazzina la sera della  scomparsa parlare con due uomini. Il giovane è stato ascoltato ieri sera dai carabinieri per la quinta volta e si è intrattenuto nella caserma del comando provinciale di Bergamo dalle 18 alle 22. In mattinata i militari avevano parlato anche con le due persone che dicono di avere visto due uomini discutere in via Rampinelli, la vicina Marina Abeni (ascoltata per tre ore) e l'ex guardia giurata Mario Torracco (che aveva dato una testimonianza modificata un paio di volte nel corso delle settimane). Ai due è stato chiesto di ripercorrere nei minimi dettagli le fasi di quei minuti trascorsi nella via della ragazzina, cercando di ripescare nella memoria ogni particolare relativo agli uomini che hanno visto e alle frasi sentite. I carabinieri hanno deciso di riascoltare il centinaio di persone che erano già state sentite nella prima fase delle indagini, probabilmente perché sono stati acquisiti nuovi elementi di indagine e si sta tentando di farli combaciare con altri indizi. Si sta completando, inoltre, l'analisi delle utenze telefoniche presenti in zona al momento della scomparsa: dalle 15.000 totali si è scesi a qualche centinaio che si pensa possano essere quelle utili.


Da quanto emerso diversi testimoni avrebbero visto due uomini litigare in quella zona in quell’orario. Devo dire che trovo strano che chi ha intenzione di attuare un rapimento richiami poco prima l’attenzione di eventuali testimoni. Solo per questo motivo, al momento, non avendo altre informazioni, escludo che queste persone siano responsabili della scomparsa di Yara. Però debbo anche fare una precisazione: al momento sto prendendo in considerazione l’ipotesi di un predatore sessuale. Altri scenari ci possono essere ma in casi come questi la probabilità che si tratti di altro è scarsa. Se ne riparlerà quando avremo l’esito dell’autopsia.
Generalmente i predatori sessuali agiscono da soli, qualche volta in coppia, raramente coppie miste, cioè un uomo e una donna. Ma è successo. In questo caso, non avendo elementi per pensare una eventualità del genere, atteniamoci al singolo aggressore. Come avrebbe fatto a convincere Yara a salire nella sua macchina? Nessuno ha notato urla, o strepiti, o altro. Il rapimento pare sia avvenuto nel silenzio. Questo ha fatto propendere per un eventuale conoscente. Il caso Sarah Scazzi è ancora fresco. Ma in questo caso il rapimento avviene per strada e immagino che probabili parenti e conoscenti siano stati tutti controllati dagli inquirenti. Ma allora come ha fatto a rapire Yara se non la conosceva oppure se ne  aveva una conoscenza superficiale? Un rapitore organizzato il modo lo trova. Una coppia maschio/femmina manda la donna a rassicurare la vittima, la fa avvicinare all’auto e poi il maschio la minaccia con un coltello. Due maschi potrebbero sopraffare una ragazzina in pochi secondi. Un maschio solo come fa? Se è un conoscente è più facile, se si tratta di un estraneo è molto più difficile ma per nulla impossibile. L’unica cosa che reputo certa è che Yara è stata sopraffatta immediatamente prima di salire in macchina o subito dopo. Penso che per nessun motivo al mondo sarebbe salita di sua iniziativa su un auto di un conoscente superficiale. Ma neppure di un parente se non spinta da una necessità. Il tizio potrebbe averle detto che era successo qualcosa a casa sua e l’ha invitata a salire in auto per fare prima. Ma doveva essere un sicuro conoscente. Però, siccome le azioni di Yara sembrano dettate dal caso, mi pare che l’aggressore abbia usato un qualche stratagemma per sopraffarla, nel senso che non doveva essere necessariamente un conoscente abituale. In ogni caso, poi deve averla costretta sotto minaccia di un'arma.
Abbiamo visto che Il padre di una compagna di palestra di Yara, ha dichiarato di averla vista nella struttura sportiva alle 18.42 della sera della scomparsa, avendo guardato l'orologio prima di entrare.
Questa è una testimonianza attendibile che collima con i dati oggettivi: Yara invia un sms a Martina 2 minuti dopo. Però pone un interrogativo: cosa ha visto per strada quest’uomo? E come mai l’aggressore non ha temuto che costui non lo vedesse? Probabilmente, il testimone è uscito prima di Yara. L’aggressore in ogni caso si è mosso in modo rapido e deciso: Yara è stata rapita nel giro di pochi minuti.
Le ricerche si sono concentrate su un cantiere di Mapello, dove però non è stata riscontrata alcuna traccia della ragazzina. Ieri purtroppo la notizia che Yara è stata trovata morta. Riporto la notizia:
Bergamo, 26-02-2011
Il cadavere della 14enne sparita il 26 novembre è stato trovato da un passante in un campo incolto non lontano da Brembate Sopra, dove viveva con la famiglia. Il corpo era supino e in decomposizione, indossava gli stessi abiti della sera della scomparsa. E' giallo sull'abbandono del cadavere. Acquisite le immagini delle telecamere delle aziende della zona. Il ritrovamento a soli 300 metri dal Centro ricerche.
A tre mesi esatti dalla scomparsa, quando nonostante il tempo trascorso, nessuno ancora voleva perdere la speranza di trovare in vita Yara Gambirasio, la tredicenne scomparsa il 26 novembre scorso a Brembate Sopra (Beragmo), come una doccia fredda e' arrivata la notizia del ritrovamento del suo cadavere.
Il corpo e' stato notato da un giovane aeromodellista, in un campo che, ironia della sorte, si trova a non piu' 300 metri dal comando della Polizia Locale dell'Isola Bergamasca, che coordinava i volontari nelle ricerche della ragazzina. L'area si trova nel comune di Chignolo d'Isola (Bergamo) ai margini di una strada asfaltata, via Bedeschi, che porta in una zona frequentata da cacciatori e amanti del jogging, costellata ai margini da capannoni industriali.
Il giovane, poco dopo le 15, ha chiamato il 113 per dare l'allarme, e sul posto sono subito giunte alcune pattuglie della polizia che erano state distaccate nella zona di Brembate proprio in questi giorni per proseguire le ricerche. Tra i primi interventi effettuati dagli investigatori c'e' stata l'acquisizione delle immagini delle telecamere di sicurezza di alcune delle aziende che sorgono proprio intorno al luogo del ritrovamento.
Il cadavere, in avanzatissimo stato di decomposizione e con ancora addosso i vestiti che Yara indossava il giorno della sparizione, era riverso a terra tra le sterpaglie, supino, e presentava ancora l'apparecchio ortodontico che tutte le foto affisse dagli abitanti della zona immortalavano sul sorriso della ragazzina. Una espressione dolcissima, serena, che adesso, contrasta con i macabri resti di uno scheletro fragile e quasi dimenticato dal tempo.
E proprio sul cadavere, che in serata sara' portato all' Istituto di medicina legale di Milano, si incentrano i primi dubbi investigativi e una serie di voci che lasciano pensare a un giallo, quello di un eventuale abbandono del corpo che potrebbe essere stato fatto proprio oggi. Alcuni residenti della zona, infatti, hanno riferito ai numerosi giornalisti presenti sul posto, che dei testimoni (non loro direttamente, pero'), avrebbero notato questo pomeriggio un'auto sfrecciare in via Bedeschi, fermarsi e poi ripartire.
Queste voci hanno scatenato una ridda di ipotesi sul fatto che qualcuno possa avere abbandonato proprio oggi il cadavere a Chignolo. Ma al momento non ci sono ne' conferme ne' smentite ufficiali sul reale passaggio dell'auto benche' gli inquirenti abbiano liquidato la cosa come "una stupidaggine". Gli investigatori al momento non sanno ancora da quanto tempo il cadavere fosse li' e infatti i primi rilievi anatomopatoligici sono stati compiuti stasera proprio per capire (ed e' possibile saperlo) se si sia decomposto li' o altrove.
Una cosa e' certa: se il corpo fosse stato deposto li' oggi non potrebbe essere un caso, perche' oggi ricorrono i tre mesi esatti dalla scomparsa di Yara. Per la vicinanza del comando della polizia locale e anche perche' proprio li' nei pressi, in una cabina elettrica a non piu' di cento metri di distanza, era stato trovato il cadavere di un dominicano. Inquietanti coincidenze che potrebbero addirittura far pensare a un messaggio.
Non a caso, per rispondere a questi interrogativi, in tarda serata e' giunta Cristina Cattaneo, nota anatomopatologa, responsabile del laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell'Universita' di Milano, nonche' fondatrice del Labanoof, istituto specializzato nell'analisi dei resti umani.
Una dei massimi esperti disponibili in Italia, che si e' subito messa al lavoro per eseguire le prime analisi scientifiche. Contemporaneamente, in via Rampinelli a Brembate Sopra (Bergamo), dove abita la famiglia Gambirasio, e' immediatamente scattato un cordone delle forze dell'ordine che hanno isolato la villetta per un raggio di 200 metri.
Il 'giallo' della scomparsa di Yara Gambirasio, la ragazzina di tredici anni, promessa della ginnastica ritmica, trovata morta oggi nasce esattamente a 700 metri dall'abitazione in cui viveva con il padre, la madre e tre suoi fratelli.
Vediamo a questo punto le scene del crimine tutte insieme, quelle certe, la prima quella dove è avvenuto il rapimento, e l’ultima, quella dove è stato trovato il corpo di Yara. E una presunta, il cantiere di Mapello.
Percorso da B a D 12 km percorribili in 10 mt circa

Il segnaposto A indica casa Gambirasio, B via Morlotti, C il cantiere di Mapello, D il luogo del ritrovamento del cadavere.
Per fare questo percorso occorrono dieci minuti di macchina per coprire 12 km.
Veduta aerea in prospettiva orizzontale per capire la lunghezza del percorso
Visione orizzontale, con il nord orientato su ovest

 Abbiamo un percorso alternativo:


Percorso leggermente più breve del precedente

Con veduta aerea

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I due percorsi però tracciano un itinerario che prevede il passaggio presso areee abitate, molto probabilmente l’assassino ha seguito un tragitto interno per giungere da A a D. Cosa ce lo suggerisce? I cani molecolari.
Bloodhound,


Leggiamo una breve scheda di questi cani a cura di  Roberta Mori

Il Bloodhound, detto anche cane di Sant’Umberto o cane da sangue, è un cane pesante e piuttosto massiccio, ha un’andatura lenta e imponente. Ha gli arti ben muscolosi e forti e un fiuto eccezionale. È un perfetto segugio da pista per le sue qualità olfattive, che sono molto sviluppate rispetto ad altre razze. È una razza perfetta per la caccia su terreni accidentati, poiché è molto resistente. Non ha problemi di clima, e si adatta ben a qualunque luogo.

Negli Stati Uniti è da tempo utilizzato nelle unità cinofile per ritrovare evasi e fuggitivi. Il suo olfatto è in grado di memorizzare l’odore delle persone e di riconoscere una traccia a distanza di diversi giorni. Il Bloodhound infatti lavora sulla molecola dell’odore, per questo è chiamato molecolare. E’ è differente da tutti gli altri cani usati nella ricerca dei dispersi, definiti invece “da ricerca in superficie”, ma strettamente complementare. Il bloodhound in montagna viene utilizzato soprattutto per trovare le tracce di dispersi il cui percorso è sconosciuto. E’ sufficiente fargli annusare un oggetto della persona da trovare e il suo olfatto memorizza quella molecola e riesce a riconoscerla in ambiente aperto anche se la persona ha lasciato la traccia diversi giorni prima. A causa della sua mole, però, non può arrivare ovunque: suo compito è individuare la pista, che poi altri cani seguiranno dove lui si arresta, magari perchè il terreno si fa troppo impervio.

La scienza può molto ma la natura può essere altrettanto efficace: l’entomologia forense, la botanica forense, sono un perfetto connubio fra scienza e natura. Speriamo che ci portino risultati in questo caso specifico.

Vediamo il percorso fatto dai cani molecolari
Percorso segugi molecolari



Più esattamente con Google
Cani molecolari versus Google
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Per andare da B a C non è questa la strada più breve. 

Google infatti suggerisce un altro percorso
Google vs cani molecolari percorso più breve



Oppure:

Google vs cani molecolari percorso più lungo
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Se i cani molecolari hanno ragione l’assassino ha evitato la strada più breve per arrivare al cantiere di Mapello.
Che i cani abbiano fiutato giusto ce l’ho dice il ritrovamento del corpo che è avvenuto non dalla parte opposta del cantiere ma lungo un tragitto che prevede il passaggio da quel cantiere. Questo luogo è servito all’assassino per consumare il suo delitto e l’eventuale violenza. Dopodiché ha occultato il corpo lontano dalla scena del crimine secondaria (secondaria per ordine di tempo non per importanza).
Dunque l’aggressore fa un giro largo. Perché?
Vediamo più in dettaglio

Via Morlotti - via Marconi percorso breve (Google)

Via Morlotti - via Marconi percorso lungo (cani molecolari)




L’assassino si porta verso via Bruno Locatelli ma non prosegue lungo via Caduti Dispersi dell’Aeronautica, evita via Lesina, non raggiunge la rotonda di via Tresolzio per poi  sbucare in via Marconi da via Lesina; bensì da via Bruno Locatelli gira per via Giulio Terzi di Sant’Agata quindi svolta per via Tresolzio per imboccare da qui via Marconi.  Perché fa questo? Immagino che la via più breve sia anche la più frequentata in ogni caso allungando evita la parallela di via Morlotti dalla quale altri genitori potrebbero aggirarsi per andare a prendere le figlie in palestra. Però, in ogni caso, il suo punto di arrivo è il cantiere di Mapello, dove, a mio avviso, ucciderà Yara. 
A quali conclusioni si giunge da tutto questo? Che di certo il personaggio è uno della zona che conosce bene le strade. E fin qui ci siamo. Ma ci suggerisce anche un’altra cosa. La domanda è: come mai se Yara viene uccisa nel cantiere non la occulta lì?
Arriviamo dunque alla terza scena del crimine, il luogo del ritrovamento del corpo: via Bedeschi a Chignola d’Isola.

Premetto che questa analisi la sto facendo con le poche risorse a disposizione e in queste ore in cui il corpo di Yara è stato trovato. Non mi sono occupato prima del caso. Voglio dire che tante cose sicuramente mi sfuggono. Ma ora voglio cercare di capire. Adotto l’ipotesi ufficiale che dovrebbe essere anche quella più probabile: un predatore sessuale solitario. Non posso uscire da questo schema poiché non ho elementi che possano portare altrove. Quindi, all’interno di questo scenario cerco di trovare una soluzione che chiarisca la vicenda.

Di primo acchito debbo dire che trovo assai improbabile che l’assassino abbia lasciato il corpo in questi giorni, se non in queste ore. Perché avrebbe dovuto farlo? Sino ad ora nessuno aveva la benché minima idea di dove fosse Yara, anche se le speranze che fosse in vita erano poche. Perché, dunque, l’omicida avrebbe dovuto alterare il suo piano, andarsi a incasinare? Inoltre, sfido chiunque a viaggiare in una macchina con un corpo in avanzato stato di decomposizione. Senza rilevare che il corpo sarebbe stato trasportato senza alcun mezzo: sacco, tela, lenzuolo o altro. L’avanzato stato di decomposizione suggerisce un contatto molto lungo con gli agenti atmosferici e altri eventi naturali (insetti, animali spazzino).
Yara aveva indosso i medesimi abiti di quando è scomparsa: segno che non è stata in vita in altri posti fino ad ora, a parte che anche lo stato del cadavere suggerisce una morte da diverso tempo. Dunque, anche se nessuno ha avvistato il corpo pur trovandosi a pochi metri dal Comando della Polizia Locale dell'Isola Bergamasca, che coordinava i volontari nelle ricerche della ragazzina, esso era proprio lì che si trovava.
Ricostruiamo le mosse dell’assassino:

ore 18:50 : rapimento
ore 19:10: presenza in località Mapello. Diciamo nel cantiere.

Fra l’uomo e la ragazzina non esiste certo alcun dialogo, lei deve comunque aver reagito in qualche modo, in ogni caso lui la uccide. Nel cantiere. Forse all’interno dell’auto. Adesso si trova in un cantiere, un luogo ideale dove nascondere il corpo. Invece, se ne allontana, percorre altri 6/7 km per disfarsi del corpo. Attenzione: non occulta il cadavere, semplicemente lo deposita in mezzo a una sterpaglia a pochi metri da un comando di polizia. Cosa suggerisce tutto questo? Vediamo. Innanzitutto, che egli non vuole far trovare il corpo nel cantiere. Quindi, ne deduco che per lui è importante che quel luogo non entri a far parte delle indagini. Anzi, ponendo il corpo a pochi metri da un comando di polizia spera che venga trovato presto.

Sono appena giunte altre notizie sul ritrovamento del corpo per cui occorre che io faccia delle rettifiche.
Le riporto in tutta la loro drammaticità:

Sei coltellate contro Yara. 'Ha cercato di difendersi'
Inquirenti: 'Trovate cose importantissime'. Indagini su chiavi, iPod e sim telefonino
27 febbraio, 21:38

Sei coltellate contro Yara. 'Ha cercato di difendersi'

BERGAMO - Almeno sei coltellate hanno ucciso yara. Alla gola, al polso ealla schiena. Il corpo è stato trovato disteso a faccia in sù econ le braccia all'indietro. In tasca, chiavi di casa, una simcard e ricarica di cellulare, ma non il telefonino. 'Trovatecose importantissime', dice il questore. A Brembate il giornodel dolore. Sconvolti i genitori,a Milano per il riconoscimento.

COLPITA DA SEI COLTELLATE - Yara è stata colpita dal suo assassino con almeno sei coltellate, alcune delle quali inferte con molta violenza. E' quanto apprende l'ANSA da fonti qualificate che stanno indagando sulla morte della tredicenne di Brembate. L'esame del cadavere avrebbe evidenziato una ferita alla gola, una al polso e ben quattro alla schiena, una delle quali molto profonda all'altezza dei reni. L'ipotesi è che la ragazza sia stata prima colpita al collo, poi al polso, nel tentativo di difendersi, e infine alla schiena.

CADAVERE AVEVA BRACCIA ALL'INDIETRO. IN TASCA CHIAVI E SIM DI UN CELLULARE, MA MANCA TELEFONINO - Il corpo di Yara era disteso sulla schiena con le braccia all'indietro. A riferirlo è un testimone oculare, uno dei primi arrivati sul posto, che ha potuto osservare la scena del crimine prima che tutti venissero allontanati per fare spazio agli uomini della Scientifica. Secondo quanto si è appreso, i resti non erano individuabili da lontano, e nonostante si trovassero senza alcuna copertura nemmeno parziale sopra le sterpaglie, già da pochi passi risultavano praticamente invisibili. La scena apparsa davanti agli occhi delle prime persone accorse sul posto è stata quella di un cadavere in avanzatissimo stato di decomposizione: disteso sulla schiena, con le braccia all'indietro oltre il capo come nel tentativo di liberarsi da qualcuno di dosso, o forse per via di un breve trascinamento. Le mani parzialmente coperte dalle maniche del giubbotto, lo stesso che indossava il giorno che è scomparsa, come peraltro gli altri abiti che indossava, la felpa, i pantaloni elasticizzati e i guanti. In tasca sono stati trovati alcuni oggetti come una sim card di un telefonino, presumibilmente il suo, le chiavi di casa e la batteria di un telefonino, che invece manca all'appello. Il corpo in alcuni tratti era quasi mummificato e in alcuni punti scarnificato forse per l'intervento di alcuni animali, e presentava dei taglietti, uno più esteso alla schiena all'altezza dei reni, altri più piccoli all'altezza del collo e del petto. Segni che però ancora non è chiaro se siano stati provocati da chi l'ha aggredita o se siano stati inflitti post mortem. Una parola certa su tutto ciò non si potrà avere, a livello investigativo, fino a quando gli accertamenti più approfonditi sugli oggetti trovati e le risultanze autoptiche non daranno il giusto valore a ciascuno di questi elementi.

QUESTORE BERGAMO, INDAGINI SU OGGETTI RITROVATI - Il valore delle evidenze investigative raccolte sul luogo del ritrovamento del corpo di Yara Gambirasio è in corso di analisi da parte degli inquirenti. Il questore di Bergamo, Vincenzo Ricciardi, ha precisato di "non confermare né smentire" nulla a riguardo ad alcune indiscrezioni relative al ritrovamento di una sim e di altri oggetti appartenuti a Yara. Il lavoro dell'Ert, l'unita speciale dello Sco (Servizio centrale operativo) della Polizia di Stato, di grande importanza per gli investigatori, proseguirà a oltranza fino a quando il terreno non sarà stato analizzato palmo a palmo. Saranno però accertamenti più approfonditi, fanno notare in ambienti investigativi, a permettere di capire quanto gli oggetti rinvenuti siano effettivamente utili alle indagini.

 GENITORI ARRIVATI A ISTITUTO MEDICINA LEGALE MILANO - I genitori di Yara Gambirasio sono appena arrivati all'istituto di medicina legale di Milano dove e' stato portato il cadavere della ragazzina trovato ieri. I due erano a bordo di una macchina delle forze dell'ordine scortata da altre due autovetture e sono entrati direttamente in auto nel cancello dell'istituto.

OPERAIO AZIENDA, SONO STATO IN CAMPO NON C'ERA NIENTE - ''Io ci sono stato a cercare la', non c'era assolutamente niente''. Lo ha detto, questa mattina, con parole smozzicate, un operaio che lavora nella ditta Rosa & C., una Spa che produce laminati industriali, proprietaria del terreno sterrato e al momento incolto, dove ieri pomeriggio e' stato ritrovato il corpo di Yara Gambirasio. Gia' ieri si era accennato al fatto che oltre alle ricerche effettuate dai volontari della Protezione Civile proprio in quel posto, anche i dipendenti della ditta avevano deciso, in una occasione, di effettuare una ricerca tutti insieme. ''Si', si' - conferma l'operaio - ci siamo stati a vedere in quel posto. E c'ero anch'io, ma la' non c'era assolutamente niente''. La Rosa & C. Spa e' un'azienda molto grande con diversi capannoni, sia industriali che ad uso ufficio, che si estende per un fronte di oltre 100 metri e termina proprio alla fine della strada asfaltata oltre la quale comincia il campo incolto dove sono stati trovati i resti.

DON CORINNO, ADESSO SAPPIAMO COSA E' UN ORCO - ''Nelle favole tutto finisce bene ma adesso sappiamo cosa e' un orco e siamo preoccupati perche' l'orco e' tra noi'': lo ha detto don Corinno, parrocco di Brembate, nella messa delle ore 10. La chiesa era strapiena e in molti non hanno nascosto la loro commozione. Il parroco ha annunciato che fino a sera le campane del paese suoneranno a festa ogni ora ''perche' - ha spiegato - ora Yara e' un angelo''.

LA STORIA - Yara Gambirasio era scomparsa il 26 novembre, a Brembate Sopra (Bergamo). Erano più o meno le 18.40 quando la tredicenne, giovane promessa della ginnastica ritmica, è uscita dal palazzetto dello sport per tornare a casa. Da quel momento di lei si sono perse le tracce. Yara è scomparsa tra via Morlotti e via Rampinelli, lungo i 700 metri che portano dal centro sportivo alla sua abitazione.

Tre mesi dopo quella fredda sera d'autunno, gli interrogativi del primo giorno restano ancora senza risposta. Polizia e carabinieri hanno ascoltato centinaia di persone, scandagliato la vita di amici e familiari, perlustrato palmo a palmo decine di chilometri quadrati di terreni, dalla Val Brembana, alla zona dell'Isola, fino alla Bassa Bergamasca. Il fiuto dei cani ha portato al gigantesco cantiere di Mapello (Bergamo), ispezionato a fondo per circa due settimane, attorno al quale sono state fatte mille ipotesi.

Il caso sembrava chiuso già dopo una settimana, con l'arresto di un muratore marocchino, che poi si è rivelato estraneo alla vicenda.

Stando a queste ultime notizie la povera Yara ha subito un orrore infinito. Mi chiedo se la dinamica può comunque essersi svolta in auto. Yara viene colpita alla gola, cerca di difendersi, tenta una via di fuga cercando di aprire lo sportello ma viene colpita alla schiena e poi finita. Oppure, la scena si svolge fuori dall’abitacolo, l’assassino sferra il primo colpo, lei para con il polso un secondo, poi tenta la fuga l‘assassino la raggiunge e la pugnala alla schiena.
Traiamo qualche conclusione: si tratta di un solo soggetto, questo è chiaro, altrimenti non sarebbero state necessarie quelle coltellate alla schiena. Il tipo aveva un arma già al momento del rapimento: premeditazione. Forse non c’è stata violenza carnale perché la ragazzina è morta prima. Ecco perché aveva ancora i pantaloni alzati quando è stata ritrovata.
Il delitto potrebbe essere avvenuto o nel cantiere (ma non sono state reperite tracce organiche di Yara, forse perché tutto è avvenuto nell’auto) oppure nel posto dove è stato ritrovato il corpo, anche se diversi testimoni pensano di aver cercato senza ravvisare nulla. Secondo me il cantiere rimane il posto ideale per l’assassino perché appartato e isolato. Non credo che avrebbe portato a termine un’aggressione a 300 mt da un Comando di polizia.
Concludendo: l’assassino conosce tutti e tre i luoghi del crimine: la palestra, il cantiere, il luogo dove ha portato il cadavere. Rapisce la bambina minacciandola con un coltello. Forse la ragazzina lo conosceva e si è avvicinata alla macchina.
L’uomo evita le arterie principali. Forse perché abita nei pressi della palestra, magari prorpio sulla via Caduti Dispersi dell’Aeronautica o via Lisina, che evita accuratamente, .
Si porta nel cantiere perché conosce benissimo il posto. Proprio per questo, consumata la tragedia allontana il corpo da lì. Probabilmente lavora in quel cantiere.
Si sposta verso via Bedeschi a Chignola d’Isola, un posto non troppo lontano perché il cadavere scotta e anche perché deve tornare subito a casa o alla stessa palestra per non destare sospetti. Ma prima dovrà ripulirsi, il tempo è brevissimo per lui.
In sostanza: uno che frequenta la palestra (vi ha una figlia? una fidanzata?); frequenta il cantiere (vi lavora?); conosce via Bedeschi, sa che lì c’è un comando della polizia a pochi metri, spera che il corpo venga ritrovato perché si sospetti qualcuno di quel posto e non di Brembate di Sopra.
Un’ultima cosa: la lettera anonima che invitava la polizia a cercare nel cantiere potrebbe essere stata inviata dallo stesso assassino. Apparentemente ciò sarebbe in contraddizione con quanto da me appena detto, allontanare le indagini dal cantiere. Forse però in questa occasione gli inquirenti sono vicini a lui, allora vuole sviare le indagini riportandolo in un vicolo cieco, poiché sa benissimo che nel cantiere hanno rovistato dappertutto senza trovare nulla. Sarebbe interessante sapere su cosa stavano investigando pochi giorni prima che arrivasse la lettera.

Ipotesi probabile: l’uomo abita nei pressi della palestra o comunque la frequenta per vari motivi. Lavora nel cantiere. Conosce via Bedeschi.

mercoledì 16 febbraio 2011

Qualcosa di bello che se ne va


Sento il dovere di riportare questa notizia. La grande Dorian Gray se n'è andata. Purtroppo in un modo tragico che ricorda un'altra illustre protagonista del mondo dello spettacolo italiano, alludo a Gabriella Ferri. La Gray è stata l'ultima Soubrette dell'avanspettacolo. La ricordo in un film drammatico di Antonioni; "Il grido", dove, chissà perché, veniva doppiata da Monica Vitti. Non capisco come mai si sia sparata. Forse era preda delle malinconie. Il sublime Nino Taranto morì sopraffatto dalle nostalgie. I tempi cambiano, si evolvono, e in questo lasso di storia che stiamo attraversando tutto è molto più veloce. Internet rappresenta un punto di svolta paragonabile a quella della rivoluzione industriale. Dorian Gray, come la Ferri, come Taranto, hanno vissuto la loro epoca caratterizzandola. Ma non avrebbero mai potuto sopravanzare fino a questi nostri tempi. L'unico che è riuscito ad attraversare indenne tutte le generazioni è stato Totò.

Suicida Dorian Gray, 'malafemmina' di Totò 
16 febbraio 2011, 19:35



TRENTO - E' morta tragicamente a Torcegno, in Trentino, l'attrice di rivista e cinema degli anni '50 e '60 Maria Luisa Mangini, in arte Dorian Gray, che aveva recitato fra l'altro nel film 'Toto', Peppino e la Malafemmina'. L'attrice, 75 anni, si e' tolta la vita con un colpo di pistola.
Maria Luisa Mangini, nata a Bolzano, aveva debuttato nella rivista 'Votate per Venere' (1950) con Erminio Macario e Gino Bramieri e aveva proseguito la carriera nel teatro di rivista al fianco di Wanda Osiris, Alberto Sordi, Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello. In seguito si era data al cinema prendendo parte a numerosi film negli anni Cinquanta, soprattutto di genere brillante.
Tra i suoi ruoli principali c'e' quello della malafemmina in 'Toto', Peppino e... la malafemmina' (1956), l'attrice di teatro che si innamora del nipote di Toto' e Peppino De Filippo. Federico Fellini la chiamo' a recitare il ruolo di Jessy, l'amante di Amedeo Nazzari in 'Le notti di Cabiria'.


Prese anche parte anche a 'Il grido' di Michelangelo Antonioni nei panni della benzinaia Virginia. Per il film 'Mogli pericolose' di Luigi Comencini (1958) ricevette un Nastro d'Argento come migliore attrice non protagonista. A meta' degli anni Sessanta, lascio' la carriera andando a vivere in Trentino, nella zona d'origine della madre.
fonte ANSA


In omaggio a Dorian Gray, voglio offrirvi una carrellata di bellezze italiane, o adottate dal cinema italiano. Non avevano nulla da invidiare alle star hollywoodiane, ma proprio nulla.


  Giovanna Ralli

 Claudia Cardinale

 Assia Noris (Russa, attrice celeberrima degli anni 30/40)

 Gina Lollobrigida

 Rosanna Schiaffino

 Sylva Koscina (Croata: famosissima negli anni 50/60)

Virna Lisi

Ornella Muti

 Sofia Loren



Dorian Gray e Totò nel film "Totò: lascia o raddoppia" (1955)


sabato 12 febbraio 2011

Schepps il bastardo


Questa è la ballata di Matthias Schepps,  il Bastardo.



Era in gamba Schepps, 
Schepps il bastardo,
ingegnere provetto
marito perfetto.

Te ne vai, te ne vai, te ne vai,
lontano dal mondo,
te ne vai, te ne vai, te ne vai,
col sorriso giocondo
Hai perso il freno
e sotto un treno
All'improvviso
il tuo sorriso 
non c'è più


Era in gamba Schepps, 
Schepps il bastardo,
ha fatto  meglio
della ria moglie

Te ne vai, te ne vai, te ne vai,
con due bambine
te ne vai, te ne vai, te ne vai,
ben oltre il confine
In alto mare
un paio di bare
e le tue figlie
meraviglie
sono nel blu




La psichiatria moderna nasce nell'Ottocento con Emil Kraepelin. Siamo grati a questo illustre scienziato. Però, dobbiamo anche dire che oggi la psichiatria pare giustificare quelli che sono atteggiamenti puramenti criminali spacciandoli per deliri depressivi. In questi giorni ho letto diversi commenti nei quali Matthias Schepps veniva descritto come un poveraccio affetto da depressione. Può darsi. Ma sono convinto che Schepps sapesse benissimo quello che stava facendo. Se la moglie lo ha lasciato, dopo quello che ha fatto, pensando a ritroso, questa donna forse non aveva tutti i torti. Una persona così ha un forte egoismo, vuole il mondo tutto per sé, il suo dolore deve essere il dolore di tutti. Ma Schepps era comunque un ingegnere, quindi un pianificatore. Ogni singolo gesto di questa vicenda è stata da lui studiata e progettata. Ha ucciso le figlie. Purtroppo, ci sono pochi dubbi in proposito. Però a lui non bastava provocare un dolore e basta alla moglie. Doveva infliggerle un tormento senza fine: per cui uccide le bambine ma non ne fa trovare i corpi. In questo modo, la povera madre non saprà mai che fine avranno fatto le sue bimbe, sarà per sempre logorata dal dubbio che possano essere vive, in ogni caso non avrà una tomba sulla quale piangere.

Un depresso il nostro  Matthias Schepps? Forse. Ma un vero bastardo, di sicuro.