giovedì 30 dicembre 2010

Sfida all'OK Corral a Filandari, Calabria

Certo per chi come me vuole commentare le notizie di nera, la Calabria è un'ottima fonte. Prima abbiamo visto sette ciclisti rasi al suolo a Cosenza, ora assistiamo alla mattanza di un'intera famiglia. Ma vediamo come sono andate la cose

Il pluriomicidio in una masseria di Scaliti, una frazione di Filandari, nel Vibonese

Strage in Calabria, uccisi un padre e 4 figli: arrestato il vicino e tre suoi parenti

L'agguato per contrasti sulla proprietà di alcuni terreni. Ercole Vangeli si era costituito e aveva confessato

  • Il pluriomicidio in una masseria di Scaliti, una frazione di Filandari, nel Vibonese
Strage in Calabria, uccisi un padre e 4 figli: arrestato il vicino e tre suoi parenti
L'agguato per contrasti sulla proprietà di alcuni terreni. Ercole Vangeli si era costituito e aveva confessato

Il luogo della strage (LaPresse)
Il luogo della strage (LaPresse)
VIBO VALENTIA - Non ci saranno funerali pubblici per le cinque vittime della strage nella masseria di Filandari. È la decisione presa, per motivi di sicurezza, dal Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, convocato dal prefetto di Vibo Valentia. «In una situazione come questa meglio essere prudenti», ha commentato il prefetto. Un'intera famiglia di agricoltori e pastori è stata sterminata lunedì dal proprietario di una vicina masseria Ercole Vangeli e da tre suoi parenti: tra i fermati c'è infatti il fratello dell'uomo, Franco, il figlio di quest'ultimo Piero e il genero Gianni Mazzitelli. All'origine del gesto ci sarebbe stato l'ennesimo diverbio avuto tra i due nuclei familiari per questioni di invasione di terreni e vecchi attriti personali.
LA STRAGE - Cinque persone, padre e quattro figli, sono stati uccisi a colpi d'arma da fuoco a Filandari, nel vibonese, nella frazione di Scaliti. L'agguato è avvenuto intorno alle 17 di lunedì. A rimanere sotto i colpi dei 4 killer sono Domenico Fontana, 61 anni, e i suoi quattro figli: Pasquale di 37, Pietro di 36 anni, Emilio di 32 e Giovanni di 19. Il padre e due dei figli sono stati trovati all'esterno della masseria di proprietà della famiglia Fontana, mentre le altre due vittime della strage sono state trovate all'interno del locale. Gli assassini hanno utilizzato due pistole, una calibro 9 e una 7,65, cogliendo di sorpresa i cinque. Tre delle vittime, Domenico, Emilio e Pasquale Fontana, erano stati arrestati nel luglio del 1998 con l'accusa di avere gestito una coltivazione di canapa indiana composta da circa duemila piante.
«SONO STATO IO» - Ercole Vangeli, 42 anni, si è presentato nella caserma dei carabinieri di Vibo Valentia assumendosi la responsabilità della strage. Vangeli è il proprietario di una masseria che si trova nelle vicinanze di quella della famiglia Fontana. Il movente sarebbe legato, come detto ad anni di litigi per futili motivi e, forse, anche a una questione d'interessi. Vangeli ha detto di avere agito da solo, ma su questo punto i carabinieri non gli hanno creduto. Dopo alcune ore infatti hanno arrestato tre suoi familiari con l'accusa sempre di omicidio plurimo.
«Ero stanco dei soprusi continui che subivo dai Fontana. Mio padre è stato anche schiaffeggiato da loro. Alla fine non ce l'ho fatta più » ha spiegato Vangeli. Interrogato dal pm, l'uomo ha parlato di una serie di episodi che si sono susseguiti nel tempo e che lo avrebbero portato all'esasperazione.

INSOSPETTABILE - Una persona perbene, dedito alla famiglia ed al lavoro: così i suoi amici definiscono peraltro Ercole Vangeli. Anche chi lo ha visto la mattina della strage lo ha descritto come una persona tranquilla, che non sembrava stesse meditando di compiere un gesto come quello del quale si è accusato. Titolare di una ditta di serramenti situata sulla strada provinciale per Tropea, Vangeli ha una figlia che si è iscritta quest'anno alla facoltà di Giurisprudenza di Cosenza e un figlio più piccolo. Poco prima di costituirsi l'uomo parlava dei problemi che le famiglie affrontano quando hanno i figli all'università e manifestava attaccamento sia alla famiglia che al lavoro.

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LA DINAMICA - Secondo la ricostruzione dei carabinieri i sicari sono arrivati nel tardo pomeriggio nella masseria dei Fontana senza dare dell'occhio oppure approfittando del fatto di essere conosciuti dalla vittime. E quando sono stati abbastanza vicini hanno fatto fuoco. Domenico Fontana è stato ucciso nello spiazzo antistante la masseria insieme a due figli. Gli altri due sono stati uccisi nel grande ovile posto dall'altro lato dello spiazzo. Emilio non è morto subito. Il suo fisico ha retto più di quello dei fratelli e del padre. Ma quando l'ambulanza che l'ha soccorso stava per partire, anche lui ha ceduto. Nelle vicinanze del luogo della strage si trovava anche la moglie di Domenico Fontana, impegnata in lavori agricoli. La donna, però, non ha visto nulla. 
fonte http://www.corriere.it/

Commento: Diciamoci la verità, non è che i Fontana sarebbero stati per noi tutti i migliori vicini di casa. Ma certo neppure il signor Vangeli sarebbe un auspicabile buon signore della porta accanto. Costui ha sbagliato epoca. Se fosse vissuto nel Texas o nell'Arizona di 150 anni or sono oggi sarebbe un eroe del mito: il buono che stermina i cattivi. Su di lui romanzi, fumetti, film, telefilm, persino un museo e la rievocazione da parte dei locali del famoso fatto di sangue. Purtroppo, Vangeli è figlio del nostro tempo e di questi tempi l'ammazzatina è un tantinello vietata. Risolvere i problemi con le armi la Legge lo vieta. Ovviamente è la Legge che non è al passo con i tempi. Vangeli si sente perfettamente a suo agio nelle vesti dell'angelo sterminatore. Beh, meglio rivolgergli il saluto quando lo si incontra. Però... cazzuti 'sti calabbrisi! 

lunedì 13 dicembre 2010

Provaci ancora Sam

La pazienza è la virtù dei forti... e anche di certi criminali. Una volta arrestati mostrano il lato migliore di sé ingannando operatori penitenziari, psichiatri e giudici. Forse le perizie dovrebbero farle i detenuti ai detenuti. Sono convinto che certuni possono menare per il naso tutti ma non i loro compagni di cella. La verità è che il fenomeno dello stalking, almeno in Italia, è giuridicamente un fatto nuovo. Ma il reato è vecchio come il cucco. Solo che prima si chiamava delitto d'onore perché se una "femmina" veniva ammazzata da un "masculo" la colpa era certamente sua, della femmina, in un modo o nell'altro. Nonostante non sia un partigiano della Mara Carfagna, tuttavia l'ammiro per aver affrontato una volta per tutte questo annoso problema dello stalking. Ma avere una legge non basta. Bisogna avere anche persone addestrate a capire il fenomeno. I casi riportati ci inducono ad una amara riflessione. Dei luridi, fottuti bastardi non sono riusciti a compiere quello che per loro è il principale scopo della loro vita: uccidere la propria ex. Sono finiti dietro le sbarre ma per poco. Le porte delle patrie galere si sono riaperte come se qualcuno accompagnandolo verso la libertà  gli abbia dato una pacca sulle spalle dicendogli: "Hai ancora un'altra possibilità. Provaci ancora Sam"

Basilicata / Matera, uomo uccide a coltellate ex convivente
09:03 - CRONACA-08 DIC 2010


Tento di assassinarla nel 2005 dopo il mancato affido della Figlia.
Matera, 8 dic. (Apcom) - Un uomo di Matera di 53 Anni, Paolo Chieco, ha ucciso a coltellate la ex convivente, Anna Rosa Fontana, 39. E 'accaduto Ieri in tarda serata davanti alla casa della donna, alla periferia della città lucana. Chieco ha colpito Fontana con diverse coltellate e poi è tornato a casa della madre dove è stato arrestato. L'uomo aveva già tentato di uccidere la sua ex nel 2005 quando, dopo la separazione, la figlia che allora aveva un anno fu affidata ai nonni materni. Per il ferimento della ex convivente Chieco, il 7 novembre 2006 fu condannato dal GUP di Matera a otto Anni e quattro mesi di reclusione per tentativo di omicidio. Attualmente Chieco era libero ma doveva rispettare una misura interdittiva secondo la quale non poteva avvicinarsi alla Fontana. L'uomo si trova nella questura di Matera. Le indagini sull'omicidio sono coordinare dal PM Alessandra Susca. 

Il 21 dicembre 2009 le cronache riportano il seguente fatto di nera.

NAPOLI, CACCIA APERTA ALL'EX FIDANZATO CHE HA FERITO EMILIANA FEMIANO
NAPOLI, 21 DIC.  - Sta bene e potrebbe essere dimessa dall'ospedale entro mercoledì Emiliana Femiano, la Giovane di 24 Anni che ieri mattina è stata accoltellata a Napoli dal suo ex Fidanzato nell'androne di uno Stabile di via Cosenza, nel quartiere Vicaria-Mercato, dove risiede la vittima.
La giovane è stata sottoposta a intervento chirurgico d'urgenza, i sanitari hanno detto che ha trascorso una notte tranquilla e che dopo gli ultimi accertamenti strumentali ai quali sarà sottoposta, potrebbe tornare già a casa.
L'aggressore è sempre ricercato. Secondo la ricostruzione dalla Polizia, ha atteso la Giovane nell'androne e qui l'ha colpita al collo più volte sfiorando con il coltello l'aorta. La giovane è riuscita a scappare per strada. Qualcuno l'ha soccorsa portandola in ospedale. L'aggressore, che abita a pochi metri di distanza, non si era rassegnato alla fine del fidanzamento durato circa anno delle e mezzo.
Era Stata lei a decidere di lasciarlo e lui aveva cominciato a ossessionarla. La pedinava, le inviava sms. Sarebbe Stata la stessa giovane, prima di essere sottoposta all'intervento chirurgico, a dire chel'aggressore era l'ex fidanzato.

Il 22 Novembre 2010 neanche, un anno dalla notizia su riportata ...

TERRACINA, UCCIDE LA EX CONVIVENTE
CI AVEVA GIA PROVATO UN ANNO FA
ROMA (22 novembre) - Sono decine le coltellate inferte, con un coltello da cucina, a Femiano Emiliana, 25 Anni. Io colpi non hanno risparmiato neanche il volto. L'omicidio è avvenuto nella notte a Pochi Passi Dal Centro Storico di Terracina. Luigi Faccetti, 24 Anni, si trovava agli arresti domiciliari per aver tentato, un anno fa a Napoli, di uccidere Emiliana che fu raggiunta da quattro coltellate: stavolta ci è riuscito. Domenica sera si sono incontrati nell'appartamento, forse per l'ennesimo chiarimento. Nella notte è nato un violento litigio che ha scatenato la furia omicida di Faccetti.
Dopo aver colpito la donna, il ragazzo è fuggito raggiungendo il Pronto Soccorso di Villaricca, dove si è fatto medicare per una  ferita alla mano. Poco dopo è scattato l'Allarme alle Forze dell'Ordine della Provincia di Napoli. Dopo un lungo interrogatorio l'uomo ha confessato di aver ucciso la ex convivente nel suo appartamento di Terracina. I carabinieri della Compagnia hanno quindi raggiunto l'abitazione di via Capirchio, all'interno di residenza hanno trovato Il corpo martoriato della ragazza.

«E Stata attirata in trappola». Ne sono convinti i familiari Che chiedono ai carabinieri di visionare i filmati delle telecamere   collocate in via Enrico Cosenza Napoli, dove abitava la ragazza. «Si è allontanata da casa verso le dieci di sera dicendo che sarebbe andata con alcune amiche a ballare. Amiche. Era contenta perché da quando il 20 dicembre scorso fu accoltellata non usciva quasi mai. Soprattutto aveva Paura di quell'uomo », racconta la madre, Luisa Falanga. «È probabile - spiega la Falanga - che qualche amica, complice di Faccetti, l'abbia convinta ad uscire e l'abbia condotta a Terracina. Alle quattro di mattina non era rincasata e allora ho chiamato, ma Il telefono squillava a vuoto. Alle otto di stamattina mi hanno telefonato i carabinieri per darmi la notizia della morte ». 

Esemplare cecità della Legge in proposito e il caso di Luca Delfino

Uccise la ex e minacciò la suocera:: 16 Anni di carcere e 85 euro di multa

La condanna di euro 85 per minacce alla madre dell'ex fidanzata assassinata a Sanremo, e giunta dopo che l'imputato era gia stato condannato per l'omicidio della ragazza. È Tornata così tristemente alla ribalta la storia di Antonella Multari, uccisa l'8 agosto 2007, con una quaranta di coltellate dall'ex Fidanzato Luca Delfino.
Ieri il Giudice monocratico Paolo Luppi, del Tribunale di Ventimiglia, ha confermato, in appello, la condanna di Luca Delfino al Pagamento di 85 euro per le minacce rivolte a Rosa Tripodi, madre di Antonella.
La condanna di Primo Grado inflitta era Stata Il 5 dicembre 2007 dal Giudice di Pace . La Conferma della condanna in appello è giunta, dopo una breve discussione delle parti - il Pubblico Ministero Barbara Bresci, l'avvocato di Parte civile Marzia Ballestra, per Rosa Tripodi e l'avvocato della Difesa Riccardo Lamonaca .
La vicenda riguardava, in particolare, la Frase «Ve la farò pagare », che Delfino aveva rivolto al citofono alla madre di Antonella che la vigilia di Natale del 2006 era rifiutata di farlo salire in casa. Per l'omicidio di Antonella il Delfino è stato condannato in via definitiva a 16 Anni e Otto Mesi.
Per il Delfino il PM genovese Enrico Zucca ha chiesto il rinvio a Giudizio per l'uccisione di un'altra ex fidanzata, Luciana Biggi, accoltellata a morte in uno dei vicoli del Centro Storico di Genova il 28 aprile 2006.
13 novembre 2009 

Commento: non era scritto nel destino che queste donne dovessero morire. Semplicemente i loro assassini non dovevano uscire dal carcere. Nel caso degli stalking un tentato omicidio è solo un appuntamento rimandato. Non devono avere alcun beneficio di Legge. Nel caso di Luca Delfino c’è anche precedente per il quale si sta oggi celebrando il Processo in Corte di Assisi: l’omicidio di Luciana Biggi. La Biggi viene uccisa nel 2006 nel pieno centro di Genova. Era la ragazza di Delfino. Antonella Multari verrà uccisa l'anno dopo in pieno centro di San Remo. Il suo fidanzato si chiamava Luca Delfino. Questo pericolosissimo criminale ha avuto uno sconto del terzo della pena perché si è avvalso del rito abbreviato. La Legge non può e non deve essere uguale per tutti. Il rito abbreviato non può e non deve essere concesso a individui come questi al altissima recidività. Non ce ne frega nulla di risparmiare, preferiamo spendere per un dibattimento normale ma vedere condannato all'ergastolo uno come Luca Delfino, al cui confronto un serpente a sonagli pare un'innocua lucertolina. 
Allego un articolo che interesserà preso dalla rete

Donne uccise da uomini,
nel 2010 già 115 vittime


Gli uomini che odiano le donne non sono né stranieri, né clandestini. Non uccidono in strada ma fra le mura domestiche. Perché sono quasi sempre uomini di cui le donne si fidano: mariti, conviventi o ex. Allarmante, e in costante crescita, il dato sui “delitti di genere”, i cosiddetti “femicidi”: ovvero casi di donne uccise in quanto tali, per ragioni di genere. Il parziale del 2010 è già vicinissmo al totale delle donne uccise in tutto il 2009: 115 contro 119 vittime. Ad aggiornare l’elenco è un gruppo di volontarie della Casa delle Donne di Bologna.
Più casi al Nord che al Sud
Secondo l’indagine - diffusa per la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne che si celebrerà domani - dal 2006 al 2009 le donne uccise sono state 439. L’allarme riguarda, in particolar modo, la violenza domestica, perché le relazioni famigliari e tra i sessi risultano essere quelle di maggior pericolo per la donna. Nel 2009, il 76% degli assassini è stato costituito da italiani: nel 36% dei casi mariti, nel 18% amanti o conviventi, nell’11% ex. “Spesso la causa scatenante l’omicidio o la follia omicida (il cosiddetto raptus) - stando all’analisi della Casa delle donne - è da imputarsi alla fuoriuscita della donna dagli schemi, ossia dal diffuso stereotipo che la vede quale essere accondiscendente e relegata a ruoli sociali precostituiti”. Il movente è quindi, nel 31% dei casi, la volontà di porre fine a una relazione affettiva; ma anche la gelosia dell’uomo (11%) è una delle prime cause di morte. Molti più omicidi di donne (49%) si riscontrano al Nord. Il motivo? Qui le donne hanno un modello di vita più emancipato. Il 24% dei delitti è avvenuto al Sud, il 18% al Centro. Infine, nel 64% degli episodi l’aggressione avviene nella casa della vittima, il luogo che dovrebbe essere più sicuro e dove invece la vita della donna è maggiormente in pericolo.

sabato 11 dicembre 2010

Dieci contro uno: Strike!

Qualcuno, nel secolo scorso, diceva che la potenza è numero. Dunque, più si è più si vince. Quel qualcuno alludeva alla fecondità di un popolo. Tuttavia, in campo militare in genere la superiorità numerica risulta vincente. Ma non è sempre così. Lo ha dimostrato Leonida al Passo delle Termopoli, e Annibale a Canne. Nel caso di Leonida ha prevalso l'addestramento, in quello di Annibale la superiorità tattica. Invece, nell'episodio di Chafik Elketani a prevalere sul numero è stata la potenza degli armamenti. 

Immigrato drogato e senza patente uccide sette ciclisti a Lamezia Terme.
L'appuntamento con la morte per sette ciclisti della domenica arriva in Calabria alle 11 di una fredda mattina sulla striscia d'asfalto della statale 18 che, da Lamezia Terme porta a Gizzeria Lido, nel catanzarese. Una Mercedes piomba sul gruppo e provoca la strage. A guidare l'auto un giovane marocchino che viene subito arrestato, Chafik Elketani, 21 anni, drogato e senza patente perchè gli era stata ritirata sette mesi fa per un sorpasso azzardato. 
Si interrompe così, per sempre, la passione per la bicicletta di un gruppo di amici su un rettilineo di oltre un chilometro in una zona tra i campi e il mare. A terra sono rimasti sette corpi senza vita. Una strage. Le vittime sono Rosario Perri, di 55 anni; Francesco Stranges (51); Vinicio Pottin (47); Giovanni Cannizzaro (58); Pasquale De Luca (35), Fortunato Bernardi e Domenico Palazzo, del quale non si conosce l'età. Erano tutti di Lamezia Terme. Erano partiti intorno alle 8 di mattina, come facevano tutte le domeniche e nei giorni festivi e, di volta in volta, si dirigevano verso Amantea, nel cosentino, o verso Vibo Valentia. Tra i ciclisti morti ci sono due avvocati, Palazzo e Stranges, mentre un terzo legale, Fabio Davoli è rimasto ferito. De Fazio era titolare di un negozio di computer e Fortunato Bernardi di una palestra, mentre Poppin, Perri e Cannizzaro erano meccanici.
Il giovane alla guida dell'auto investitrice ha riportato delle ferite non gravi. Al suo fianco, in auto, c'è il nipotino di dieci anni, illeso. Secondo la ricostruzione fatta dagli investigatori, il conducente della Mercedes, nel momento dell'incidente, stava effettuando una manovra di sorpasso. La Mercedes, che viaggiava a velocità elevata, ha incrociato frontalmente il gruppo di ciclisti che viaggiavano in direzione opposta, e non ha avuto il tempo di frenare. L'impatto della vettura con il gruppo di ciclisti si è rivelato terrificante. Uno dei ciclisti è statosbalzato ad alcune decine di metri.
Elketani è in Italia con un regolare permesso di soggiorno, e risiede con la famiglia a Gizzeria (Catanzaro) dove vive una folta colonia di nordafricani dediti al commercio ambulante. Il giovane è stato arrestato dai vigili urbani di Lamezia Terme e dai carabinieri con l'accusa di omicidio colposo plurimo aggravato dalla guida in stato di alterazione da sostanze stupefacenti. Dopo le prime cure, Elketani è stato trasferito nel centro clinico del carcere di Catanzaro. Sono stati alcuni automobilisti di passaggio a dare l'allarme. Ai primi soccorritori della Croce bianca si è presentato uno scenario apocalittico: cadaveri sparsi per tutta la carreggiata e l'auto investitrice finita contro un muretto che costeggia la statale.
In pochi minuti sono arrivate tutte le ambulanze disponibili e l'elisoccorso, che ha trasportato i feriti negli ospedali di Cosenza e Catanzaro. Pochi minuti dopo, sul posto, sono giunti i parenti delle vittime che si sono abbandonati a scene di disperazione. Volti pietrificati, lacrime, qualche accenno di protesta. Tra tutte, quella di un anziano signore che, con la moglie poco distante, cercava microfoni e taccuini. «Non è possibile - ha detto ai cronisti - essere tolleranti con chi viene qui da chissà dove e pensa di poter fare quello che gli pare».
Intanto è stato sottoposto ad intervento chirurgico per ridurre le fratture che ha subito Domenico Strangis, uno dei tre ciclisti feriti nell'incidente avvenuto a Lamezia Terme in cui sono morte sette persone.Strangis, che è il più grave dei feriti, è stato ricoverato nel reparto di rianimazione dell'ospedale di Cosenza.Ad operarlo è stata l'equipe di ortopedia.
La situazione di Strangis è giudicata «molto grave» dai sanitari.
Sono state portate nell'obitorio dell'ospedale di Lamezia Terme le salme dei sette ciclisti uccisi. Solo ai familiari delle vittime, per il riconoscimento ufficiale, è stata data la possibilità di entrare. Davanti alla struttura tanti gli amici e i parenti dei sette ciclisti, che erano tutti molto conosciuti in città. Scene di pianto e di disperazione si sono ripetute tra lo sbigottimento di quanti conoscevano le vittime.

Commento: Chafik Elketani sicuramente entrerà nel guinness dei primati.
allego articolo di pubblico interesse preso dalla rete:

Rapporto Aci-Istat: calano gli incidenti mortali

E' in calo del 10 per cento il numero dei morti sulle strade italiane, che sono passati da 4.725 del 2008 a 4.237 del 2009. E' uno dei dati contenuti nel rapporto Aci-Istat sugli incidenti stradali tendenzialmente confortante, anche se l'anno scorso a perdere la vita sull'asfalto, sono state in media ancora 12 persone al giorno. Risultati positivi in materia di sicurezza stradale sono avvalorati dal numero dei sinistri, diminuiti dell'1,6% (215.504 contro i 218.963 del 2008; 590 al giorno) e dei feriti, che sono passati da 310.745 a 307.258 (-1,1%; 842 al giorno). Tra il 2001 e il 2009 i morti hanno subito una flessione del 40,3%: rispetto all'obiettivo europeo 2010 (ridurre la mortalità stradale del 50%), l'Italia sale al decimo posto nella lista dei paesi più virtuosi dell'Ue a 27. Il 76% degli incidenti si è verificato sulle strade urbane causando 1.892 morti (44,7% del totale) e 223.166 feriti (72,6%). Sulle autostrade sono avvenuti 12.200 sinistri (5,7% del totale; - 22,6% rispetto al 2008), con 350 decessi (8,3%) e 20.538 feriti (6,7%). Le strade extraurbane sono state invece teatro degli incidenti più gravi che hanno causato 5,1 decessi ogni 100 sinistri. Gli incidenti sono stati 21.858 con 498 morti. In generale, nel corso dell'anno, giovedì e venerdì si sono rivelate le giornate con la maggior concentrazione di incidenti (33.414 e 33.349) e feriti (46.120 e 46.038). Sabato invece è stato il giorno in cui sono morte più persone (708; 16,7% del totale); le 18 l'ora più critica (17.367 con 297 morti e 24.664 feriti), mentre tra le 22 e le 6 si sono verificati gli incidenti più pericolosi: 27.872 (12,9%) che hanno causato il decesso di 986 persone (23,3%) e il ferimento di altre 45.242 (14,7%). A perdere la vita o a rimanere feriti sono stati soprattutto i conducenti (69,2% morti; 69,4% feriti). Tra questi (2.934) i più colpiti sono stati i giovani tra 20 e 24 anni: 316 morti. Numerose anche le vittime tra i passeggeri (15% del totale dei morti; 24% dei feriti) e tra i pedoni (15,7%; 6,6%). Le principali cause di incidente sono state il mancato rispetto delle regole di precedenza (17,5%), la guida distratta (15,7%) e la velocità elevata (11,5%). Tre incidenti su quattro sono avvenuti tra due o più veicoli, mentre il 24,8% riguardava veicoli isolati. Il più ricorrente è stato lo scontro frontale-laterale (35,3%) che ha causato 1.071 morti (25,3%) e 112.165 feriti (36,5%), seguito dal tamponamento (38.995 casi, con 382 morti e 64.706 persone ferite). L'investimento di pedone ha rappresentato l'8,6% dei sinistri. Le auto sono state la categoria di veicoli maggiormente coinvolta: 269.035, pari al 66,9% dei veicoli. Seguono 55.028 motocicli (13,7%), ciclomotori (6,6%) e biciclette (3,9%). L'indice di mortalità medio dei veicoli è stato pari a 0,9%, per motocicli e biciclette è stato più che doppio (1,9%).

martedì 23 novembre 2010

Ossimori

Confesso un certo tormento. Io sono un positivista, un logico, un cartesiano. Applico il metodo scientifico al ragionamento. Bene, vorrei capire perché avendo i giudici del TdR due versioni date dalla medesima persona sugli accadimenti relativi all'omicidio di Sarah Scazzi, dicevo, come mai decidono di credere ad una versione piuttosto che ad un'altra? La chiave di lettura è duplice, relativamente alla posizione di Sabrina Misseri, e quella giusta fa la differenza fra verità e menzogna, fra lasciare libero un assassino e tenere dentro un innocente. Non sto qui asserendo che Michele sia il colpevole e Sabrina l'innocente. Dico che le versioni di Michele sono come un ossimoro lette l'una dopo l'altra. L'ossimoro è una figura retorica che esprime il pro e il contro all'interno della medesima definizione. Per esempio ghiaccio bollente è un ossimoro. Ma anche il nome della città di Cosenza lo è poiché contiene all'un tempo la preposizione Co (cioè, con, insieme) è l'avverbio senza (cioè isolatamente). Le due versioni di Michele sono co e senza. Cioè, sono la prima con Michele colpevole e Sabrina innocente, e la seconda senza Michele e Sabrina presente,  quindi assassina della cugina. Le due versioni non sono al momento corroborate da prove certe né nell'un caso né nell'altro. Allora perché scartare la prima versione che vede Michele Misseri unico protagonista dell'azione omicidiaria, che ha avuto occasione, tempo e movente per uccidere Sarah, e scartate la seconda che vede una vicenda assai più complicata, Sabrina che avrebbe avuto modo, movente ma nessun tempo per uccidere Sarah? Anche sui modi e sui moventi le due versioni si distinguono ma nella letteratura criminologica la prima è più pregnante della seconda.
I tempi dell'omicidio: il TdR dice che Sabrina avrebbe avuto 7 minuti per compiere l'atto delittuoso, inscenare un depistaggio, convincere il padre ad addossarsi la colpa. Volendo anche dilatare questi minuti a 11, sono sempre pochi. Nella versione che vede invece Michele Misseri unico protagonista questi tempi sono sufficienti perché abbiamo solo due attori che dialogano poco e nulla: lui e Sarah. La piccola ha però  un ruolo passivo. Ella, difatti, ha poco tempo a disposizione per comunicare con l'assassino che decide di entrare in azione quasi subito. C'è poi da aggiungere che i tempi di Misseri unico attore non sono 11 minuti ma molti di più perché teoricamente potrebbe aver commesso l'omicidio in due tempi: nel primo, in quegli 11 minuti, avrebbe potuto tramortire Sarah, in un restante tempo pensare di ucciderla. I margini sono molto ampi. Nel caso di Sabrina gli attori sono più di uno perché il loro litigio sarebbe avvenuto a voce concitata e quindi avrebbe certamente coinvolto anche altri della famiglia che sarebbero certamente intervenuti per capire cosa stava accadendo. Ma anche volendo rimanere a loro due e basta, abbiamo una dinamica relazionale più complessa. I due attori sono protagonisti allo stesso modo, quindi Sarah non viene colta di sorpresa ma avrebbe avuto modo di reagire. Insomma, in questa ipotesi il dramma si consuma in un dilatare di minuti che mancano nella versione che vede Misseri unico protagonista.
Sarah giunge a casa Misseri, le due litigano, Sabrina si arrabbia, prende una cintura è strangola la cugina. Ammettiamo che Sarah giunga alla e 14:35 e Mariangela alle 14:50, voglio stare largo, contiamo i secondi: quanti ce ne vogliono per litigare? quanti per spostarsi in garage? quanti per cercare la cintura? quanti per avvolgerla al collo di Sarah e stringere? quanti per recarsi dal padre? quanti per dirgli l'accaduto? quanti per  concordare immediatamente un alibi, un piano? Bastano 11 minuti per tutto questo? Tale lasso di tempo, volendo dilatarlo a 15 minuti, per ampliare al massimo l'arco temporale a disposizione, in realtà si riduce ancora a meno.  Riporto, tanto per capirci, un altro dato che è il seguente:
Secondo il tribunale, l’attivita’ di depistaggio comincia con ‘’il messaggio delle 14.35.37 inviato alla Cimino (Angela Cimino, una cliente di Sabrina che in precedenza le aveva fatto una telefonata cui non aveva ricevuto risposta - ndr) al fine di suscitare nei terzi un’apparente normalita’’’  (fonte http://qn.quotidiano.net/cronaca/2010/11/22/418445-sabrina_carcere_tribunale_riesame.shtl)
Il TDR è precisissimo a tal riguardo, il depistaggio inizierebbe alla 14.35.37, anche i secondi sono scanditi. Dunque secondo i giudici Sarah a quell'ora sarebbe già morta. Ma come fanno a dirlo se probabilmente non è ancora neppure arrivata dai Misseri o sarebbe quanto meno giunta da un paio di minuti? Questo cosa avrebbe senso solo se ipotizziamo non più un delitto di impeto ma una premeditazione: Sabrina invia il messaggio anticipatamente sapendo che ucciderà la cugina. Ma in questo caso avrebbe dovuto prevedere sin nei minimi particolari ogni mossa. Quindi ci sarebbe dovuta essere la complicità non solo della madre ma anche del padre. Lei insomma è talmente abile nel manipolare le persone che condizionerebbe le loro azioni aprioristicamente. Non solo ha calcolato al millisecondo la tempistica ma ha avuto anche l'alea di invitare Mariangela, Una versione che non regge per nulla per cui neppure il TdR la prende in considerazione. Ma se teniamo per buone le motivazioni del TdR  a queste conclusioni si giunge. Cioè a una aberrazione logica di ogni gesto che per essere giustificato deve porre nel teatro del crimine molti altri attori. Infatti, si sospetta di Cosima, persino di Mariangela, persino di Ivano.  Non è più logico pensare alla versione che vede Misseri da solo piuttosto che coinvolgere tutto il nucleo familiare e dare un senso negativo a qualsiasi azione di Sabrina, connotandolo ogni qual volta come un gesto di depistaggio? Non è più facile pensare che quel messaggio di Sabrina ha il senso che logicamente dovrebbe avere, ovvero una risposta ad un suo mancato colloquio con la cliente? 
Il litigio: il movens di questo litigio che avrebbe creato una frattura incolmabile fra le due cugine sarebbe il contendersi un ragazzo che in realtà non si filava né l'una né l'altra. E, in più, un segreto che Sabrina avrebbe confidato a Sarah e questa avrebbe poi spifferato al fratello Claudio. In pratica, Sabrina avrebbe ammesso che qualche giorno prima si era offerta a Ivano ma questi, molto elegantemente e cavallerescamente, l'avrebbe respinta. Certo Sarah non doveva propalare questo segreto. Ha sbagliato. Ma  l'episodio era accaduto qualche giorno prima. Allora mi chiedo, come mai Sarah quella mattina è stata in casa Misseri a conversare con Sabrina dalle 9.30 alle 12:30? e come mai in tutto questo tempo non hanno litigato, seppure hanno discusso della questione? Se avevano delle cose da dirsi, quella mattina si saranno chiarite. Cosa è cambiata in Sabrina fra le  12:30 e le 14:30? Cosa avrebbe fatto esplodere il litigio pochi secondi dopo l'arrivo di Sarah in casa Misseri? Si deve allora ipotizzare che quella mattina le due cugine abbiano avuto una discussione che non ha lasciato soddisfatto Sabrina, la quale quindi avrebbe deciso di dare una lezione a Sarah. E si torna ad una seconda versione data da Michele che lo vede correo con la figlia nell'omicidio. Questa versione è molto più plausibile  di quella che vedrebbe Sabrina quale unica protagonista. Perché in questo caso ci sarebbe la premeditazione e l'omicidio sarebbe stato preterintenzionale, ovvero Sarah è morta perché Michele ha stretto troppo la corda che i due avevano  deciso di avvolgere al collo di Sarah per punirla. Una versione questa, però, priva di ogni logica, poiché Sabrina avrebbe dovuto prevedere che Sarah sarebbe giunta prima di Mariangela, o comunque, avrebbe dovuto poi minacciare Sarah di tacere con Mariangela dell'accaduto. Cioè avrebbe dato una lezione così crudele a Sarah per poi andare tranquillamente al mare con un'altra persona. L'ipotesi, difatti, è stata scartata.
Movente. La gelosia. Sarebbe un movente forte se i protagonisti della vicenda avessero dei legami di lunga durata. Ma l'unico maschio della vicenda non era né il ragazzo dell'una né dell'altra. Non era interessato a nessuna delle due. A Sabrina perché teneva alla sua amicizia e comunque non lo ispirava eroticamente. A Sarah per i medesimi motivi dato che per Ivano era appena una mocciosetta. La morbosità è un'affermazione che nasce dalla considerazione dei giudici che vogliono vedere Sabrina per forza carnefice della cugina. Neppure il movente della libidine di Michele però troverebbe conferma poiché Sarah non ha mai scritto sul diario nulla dello zio a riguardo, perché frequentava casa Misseri senza problemi, perché la stessa Sabrina ha escluso che il padre potesse avere avuto un simile interesse. Però, per valutare se Michele aveva fantasie morbose sulla nipote andava fatta una perizia psichiatrica che non è mai stata fatta e mai è stato indagato sul passato di Misseri per vedere se ha mai avuto gesti necrofili. Il necrofilo non è che ama i morti, semplicemente è incapace di relazionarsi emotivamente con l'ogggeto del proprio desiderio. Che Michele sia un necrofilo non lo dico io, lo ha detto egli stesso. Poi ha ritirato queste dichiarazioni. E certo, ho stabilito una linea di difesa per forza ha cambiato versione. Perché i giudici hanno lasciato perdere la questione? E' un fatto gravissimo che uno possa essere un necrofilo. I giudici sono esperti della criminologia, sanno che queste persone esistono.
Conclusioni: il TdR ha fatto una scelta precisa e pericolosa di cui si assumerà tutta la responsabilità. Ha cioè voluto dal credito a un reo confesso che ha dato prove concrete dei suoi atti e mandata alla pubblica gogna una ragazza per la quale, invece, vi sono, almeno sul piano del ragionamento, più probabilità che sia innocente di quanti ne abbia Misseri che sia colpevole. Cosa ha mosso questi signori in altra direzione non lo capisco. Essi dovevano quanto meno dubitare di Misseri perché gli assassini mentono e chi più dei giudici questa cosa non lo sa? Essi però hanno preferito dare dell'assassina a Sabrina senza neppure darle un'ancora di salvataggio. Lo trovo fuori dalle regole. Come cittadino mi sento in pericolo perché un potenziale criminale potrebbe lasciare il carcere. Ripeto Michele potrebbe essere innocente ma le prove della sua colpevolezza al momento ce l'abbiamo dato che egli stesso ce le ha procurate. Chi potrebbe reiterare il reato è proprio Misseri nell'ipotesi che egli sia colpevole, poiché agisce di impulso per libidine. Mentre Sabrina avrebbe agito sotto una spinta ben precisa che oggi non ha più motivo di essere.
Per me, dovremmo stare più attenti ai nostri figli, perché la Legge non mi pare li protegga abbastanza da potenziali assassini privi di scrupoli.

lunedì 22 novembre 2010

Tribunale del Riesame da riesaminare

Non ho più parlato dell'omicidio Sarah Scazzi perché il blog era diventato monotematico. Adesso però è giunta la motivazione del Tribunale del Riesame, che vi propongo 

Sarah, "Sabrina uccise per gelosia"

Riesame:ossessionata da Ivano Russo

E' la gelosia, secondo il Tribunale del Riesame di Taranto, il movente dell'omicidio di Sarah Scazzi. Sabrina Misseri, accusata del delitto, era infatti "fortemente innamorata, anzi ossessionata" da Ivano Russo, così ossessionata da "temere di perderlo a causa" della cugina. Per i giudici l'episodio che fece scattare la follia omicida fu quando Sarah raccontò una confidenza di Sabrina su un "rapporto sessuale interrotto" avuto con Ivano.
Sarah, "Sabrina uccise per gelosia"
Alcuni giorni prima di Ferragosto Sabrina si appartò in macchina con il giovane e si spogliò. "Ma io - ha riferito lo stesso Ivano agli inquirenti - non convinto della cosa le ho chiesto di rivestirsi , anche in virtù del fatto che tenevo molto alla nostra amicizia".

Sabrina riferì quanto accaduto anche a Sarah Scazzi e all'amica Mariangela Spagnoletti (ma a lei disse che ''ci fu una penetrazione''). Sarah raccontò l'episodio dello 'streap-tease' in auto al fratello, Claudio, il quale chiese spiegazioni ad Ivano soprattutto per sapere - si legge nelle 54 pagine dell'ordinanza del Riesame - se ''egli avesse ingenerato false aspettative nella cugina''. Ivano a questo punto volle un chiarimento con Sabrina la quale - scrivono i giudici - ''aveva perfettamente compreso che la delatrice era la cugina''.

Per di più Sarah era ''anche lei interessata ad Ivano e veniva vista come l'antagonista''; così come è ''altrettanto plausibile'' che Sabrina avesse utilizzato l'argomento del rifiuto da parte di Ivano  ''per schernire la cugina o comunque per rimarcare che'' con il giovane ''non aveva un futuro''.

E' questo il vero motivo per cui  Sabrina aveva ''tutto l'interesse'' a che la zia, Concetta Serrano Spagnolo , non consegnasse i diari di Sarah agli inquirenti in cui la giovane scriveva del suo debole per il 27enne. ''E' da questo 'humus' che scaturisce il delitto della Scazzi'', scrivono i giudici. Sarah ''era una ragazzina (la differenza di età con la Misseri è importante, 7 anni) che la cugina aveva cresciuto''. Ma ''questo contesto di normalità è mutato allorché Sarah da bambina da coccolare era diventata una rivale da controllare. E ciò in quanto ormai, superata la fase adolescenziale, era affiorata la sua personalità femminile. La Scazzi - secondo i giudici del Riesame - inconsapevolmente si era trasformata in antagonista anche quasi certamente a causa dell'insoddisfazione della ricorrente per il proprio aspetto fisico''.
  
Per i giudici ''appare dunque nitido e preciso il movente del delitto''. Ivano ''non voleva neanche piu' parlare'' con Sabrina, ''era irritato perche' la vicenda del rapporto sessuale interrotto era venuta alla luce'' perché Sarah ''aveva riferito al fratello Claudio le confidenze della cugina''. "Conseguentemente, la causa dell'allontanamento della persona da cui la Misseri era stregata era Sarah, la quale peraltro nutriva nei confronti'' di Ivano un ''analogo sentimento'' di cui Sabrina ''era ben a conoscenza''.

"Sabrina agì d'impeto"L'omicidio di Sarah Scazzi e' stato compiuto da Sabrina Misseri ''con dolo intenzionale, plausibilmente d'impeto nel senso che, sebbene non sia possibile escludere aprioristicamente una premeditazione, per quanto emerge dagli atti (...) deve propendersi per una condotta compiuta sotto la spinta del rancore accumulato nei confronti'' di Sarah e ''giunto al culmine dell'ennesimo litigio'' tra le due cugine. Lo scrive il Tribunale del Riesame di Taranto. In base alla ricostruzione dei giudici del Riesame, tuttavia, ''e' plausibile'' sostenere che Sarah abbia seguito spontaneamente Sabrina nel garage di casa Misseri, dove e' stata uccisa in un ''lasso di tempo di circa sette minuti'', senza essere li' trascinata con forza contro la sua volonta'. Per questo motivo il Riesame fa cadere nei confronti di Sabrina l'accusa di delitto di sequestro di persona. L'esigenza di custodia cautelare in carcere viene invece confermata sulla base del pericolo di recidiva: ''E' innegabile - scrivono i giudici - che la personalita' aggressiva concretamente rivelata dalla Misseri (peraltro confermata dal padre) e la compulsivita' dell'agire scaturente da tale inclinazione inducono a concludere per un comportamento non occasionale''.

"Per Sabrina pericolo di reiterazione"Nelle 54 pagine della decisione dei magistrati del Tribunale del Riesame si motiva il respingimento della richiesta di scarcerazione di Sabrina Misseri direttamente coinvolta dal padre Michele nella morte della cugina 15enne. Il quadro, si spiega ancora nella decisione del Tribunale del Riesame, è mutato radicalmente e questo non può non ripercuotersi anche sulla valutazione della sussistenza del pericolo di reiterazione del reato".

"Credibile Misseri quando accusa la figlia"I giudici del Tribunale del Riesame di Taranto ritengono credibile la confessione di Michele Misseri del 5 novembre scorso, in cui ha indicato nella figlia Sabrina l'unica responsabile del delitto. Quel giorno, secondo i giudici, Misseri ''ha completato il suo doloroso percorso di ravvedimento''. ''Puo' ragionevolmente affermarsi che sono il disagio morale e il dolore infinito provati che hanno determinato la confessione progressiva e graduale di Michele Misseri'', sottolinea il Tribunale del Riesame. I giudici spiegano che Michele Misseri, durante gli interrogatori nei quali ha fornito versioni differenti del delitto prima di arrivare a quella definitiva, ha patito un grande 'travaglio'. ''Le differenti versioni - si legge nell'ordinanza - non sono sintomatiche di inattendibilita' bensi' espressione del travaglio necessario per giungere, riferendo la verita' dei fatti, ad abdicare all'impegno assunto con la figlia di tenerla immune da ogni responsabilita'''. Ad avviso dei giudici, se ''Misseri fosse realmente il turpe assassino della nipote, volenteroso di restare impunito per quanto fatto'', ''non e' davvero comprensibile perche', invece di rimanere in attesa dell'evoluzione delle indagini (che verosimilmente non avrebbero condotto a nulla) e al contempo di far sparire qualunque traccia che potesse ricondurlo ai fatti, abbia conservato il telefono cellulare e le chiavi di casa di Sarah; si sia spontaneamente offerto agli inquirenti facendolo ritrovare; e, quindi, abbia confessato l'omicidio facendone ritrovare il corpo''. Cosi' come, ''laddove si voglia ritenere che cerchi l'impunita' accusando calunniosamente la figlia, non si capisce in alcun modo perche' non lo abbia fatto immediatamente''. Secondo il tribunale, la spiegazione e' che Misseri - uomo dalla ''personalita' assolutamente mite'' - si era impegnato con la ''figlia prediletta'' a tenerla ''immune da ogni responsabilita'''. Una tesi sostenuta da ''riscontri estrinseci di natura oggettiva'', come il fatto che Misseri ''non e' stato autonomamente in grado di riproporre azioni di strangolamento compatibili con l'impronta-solco riscontrata sul collo della Scazzi'', e ''riscontri individualizzati'', come le dichiarazioni di alcuni testimoni.

"Cosima mentì sulla sua presenza in casa"Cosima Serrano, la madre di Sabrina Misseri, ha mentito quando ha affermato di non essere in casa la mattina del 26 agosto, il giorno dell'omicidio di Sarah Scazzi, uccisa nel primo pomeriggio. E' quanto affermano i giudici del Tribunale del Riesame di Taranto. Nell'ordinanza infatti si legge che "la presenza di Serrano Cosima all'interno della abitazione la mattina del 26.8.2010 (costei ha sempre negato questa circostanza affermando di essere andata a lavorare nei campi e di essere rientrata per l'ora di pranzo, dopo le 13:00) è confermata oggettivamente dall'acquisizione di documentazione bancaria da cui risulta che costei, alle ore 12:18, aveva effettuato il versamento di due assegni bancari sul proprio conto corrente acceso presso la Banca di Credito Cooperativo di Avetrana".

"Indagare su medico legale"E' ''plausibile ipotizzare'', a carico del professor Luigi Strada, il medico legale che ha eseguito l'esame autoptico sul cadavere di Sarah, i reati di ''abuso di ufficio'' e ''consulenza infedele'' per essersi comportato scorrettamente danneggiando il diritto di difesa di Sabrina Misseri, la giovane in carcere con l'accusa di aver ucciso la cugina minorenne. Lo scrive il tribunale del riesame di Taranto nelle motivazioni della conferma della custodia cautelare a carico di Sabrina Misseri.

Michele Misseri non chiede la scarcerazione"E' ancora troppo presto per chiedere la scarcerazione o i domiciliari per il mio assistito". Lo ha detto Daniele Galoppa, legale di Michele Misseri, lo zio di Sarah Scazzi. "In questo momento - ha detto ancora Galoppa - non ci sono i presupposti per chiedere la scarcerazione del mio assistito, aspettiamo anche di avere il risultato del Ris e poi vedremo il da farsi".



Commento: L'omicidio, secondo il Tribunale del Riesame sarebbe avvenuto dunque in 7 minuti. Non sono sufficienti. E dove sono finiti gli altri minuti per svegliare il padre, portarlo in garage, discutere con lui della cosa? Nel frattempo, sappiamo, sta per arrivare Mariangela. Inoltre, rimane l'ombra sinistra di quella confessione, poi ritrattata, ma descritta con particolari dal Misseri, dell'abuso del cadavere della povera Sarah. Anzi, in questa motivazione Michele Misseri appare quasi un martire. Mi sembra che ci sia un capovolgimento totale dei fatti. La mia non è una difesa aprioristica di Sabrina perché mi è simpatica. Anzi, forse mi è antipatica. Ma, a mio avviso, non vi sono prove della sua colpevolezza. Questa motivazione la trovo aberrante. E' una sentenza? A che serve il processo, i giudici del riesame hanno già stabilito tutto
Rivediamo i fatti di quel maledetto giorno:
Ore 14:30: Sarah esce di casa e manda un squillo alla cugina. Ne sono testimoni la famiglia e abbiamo un riscontro con i tabulati telefonici.
Ore 14:33: una coppia che viaggia in direzione del mare, scorge Sarah in via Kennedy quasi all'angolo di via Raffaello. Il percorso a piedi da vicolo Secondo Verdi (abitazione di Sarah) a questo punto prevede 3/4 minuti.
14:35: Sarah dovrebbe essere giunta a casa Misseri
Ore 14:40: Sabrina cerca di telefonare a Sarah. Il telefono squilla ma parte le segreteria telefonica. Questa telefonata viene fatta in presenza di Mariangela, appena arrivata.
Ore 14:42: Sabrina riprova a telefonare ma questa volta il cellulare risulterà spento.
Dunque, in totale per l'omicidio abbiamo a disposizione solo 4/5 minuti. In questo poco tempo Sabrina avrebbe dovuto portare Sarah in garage, litigare con lei, ucciderla, correre dal padre, svegliarlo, narrargli l'accaduto, accordarsi sul da farsi, quindi uscire in strada per andare incontro a Mariangela. Mi sembrano pochi,
Arma del delitto: All'inizio Michele Misseri alluse a una cordicella. Il medico-legale, disse che era compatibile con l'omicidio. Poi Il Misseri disse che a uccidere era stata la stessa Sabrina. Il medico-legale chiosò che l'assassino poteva anche essere una ragazza. Quindi Michele Misseri asserì che non si trattava di una corda bensì di una cintura. Il medico-legale affermò che anche una cintura ci stava come arma del delitto. Se il Tribunale del Riesame ha rampognato questo medico-legale, forse un motivo ci sarà. Infatti, nella sua perizia avrebbe dovuto indicare prima che il Misseri parlasse il tipo di arma usata, e se l'azione omicidiaria poteva essere compiuta anche da una persona con meno forza. Nel caso della corda Michele aveva già confessato, per cui il professor Strano aveva confermato. Ma in sede medico-legale avrebbe dovuto essere espresso il dubbio che forse l'arma del delitto poteva essere una cintura. Tuttavia, le pessime condizioni del cadavere potevano aver ingenerato qualche dubbio nel medico legale. In ogni caso, oggi sappiamo trattarsi di una cintura. Ma strangolare una persona, tenerla qualche minuto stretta richiede una certa forza. Strangolare non è uccidere sotto un moto di rabbia. Strangolare è premeditazione. La stessa cintura nel garage (se il garage è realmente la scena del crimine) è un oggetto anomalo. Ma il TdR ha detto che l'omicidio avvenne d'impeto. C'è contraddizione.
Occultamento del cadavere: il TdR non pone in dubbio le parole di Michele Misseri. E' stato lui a occultare il cadavere. Non vi sono alternative. Ma come mai tale azione certa, sicura, incontrovertibile compiuta da Michele non viene collegata in modo almeno dubbio all'azione omicidiaria da parte dello stesso Michele? Solitamente è colui che uccide che poi si preoccupa di occultare il cadavere. Tale ipotesi viene del tutto scartata dai giudici del TdR come se si trattasse di un'azione al di fuori di ogni logica. 
Il presunto litigio: quando Michele confessò il delitto gli inquirenti si chiesero come era possibile che sia Sabrina che Cosima non avessero udito nulla. Bene. Come mai oggi non si pongono la medesima domanda su Michele Misseri? tanto più che nella versione originale non vi era stata alcuna reazione da parte di Sarah, quindi cosa dovevano sentire in casa? In questa ultima versione data in incidente probatorio, e accolta dal TdR come un passo biblico, vi è un furioso litigio fra le due cugine. Il dubbio però di come mai nessuno, in questo caso Michele, abbia udito nulla, questa volta non sfiora neppure.
La violenza sul cadavere: Michele Misseri ha riferito, sempre durante l'incidente probatorio, che tale confessione non corrispondeva a verità Si era trattato di una bugia tesa a sostenere la sua versione dei fatti. Insomma, doveva apparire credibile. Non aveva bisogno di una simile menzogna per essere creduto. Una cosa del genere non puoi inventarla se non la compi. In ogni caso, tale vilipendio il Misseri lo ha circostanziato, ha descritto l'oscenità del gesto. Ai giudici del TdR non passa mai per la mente che questo signore potrebbe essere un pervertito e bugiardo incallito. Viene descritto come un uomo mite. La storia dei serial killer è strapiena di uomini miti, ma cosa vanno a raccontare?
Il movente: la gelosia. Non la libidine. Secondo i giudici del TdR si strangola di impeto per gelosia non con freddezza per libidine. Il movente gelosia non concorda con la modalità omicidiaria dello strangolamento. Invece, collima perfettamente con il gesto di colui che si pasce nel vedere una persona morire. Le stringe il collo, quasi a soffocarla, poi rilascia un po' per permetterle di respirare, quindi ristringe e rilascia, ristringe e rilascia,  fino a ucciderla del tutto. Così, molto probabilmente è morta la piccola Sarah.
Conclusioni: come cittadino non mi sento affatto tutelato. Se si ascoltano gli interrogatori ai quali vengono sottoposti Michele Misseri e sua figlia Sabrina, salta subito agli occhi che mentre il tono nei confronti di Michele è rassicurante e paternalistico, quello usato con Sabrina è sprezzante e inquisitoriale. Perché? Questi giudici non hanno dubbi sulla colpevolezza e pericolosità di Sabrina, pensano che possa reiterare il gesto. Mentre descrivono Michele Misseri come un poveraccio che si è accollata una colpa non sua per amore paterno. Amore paterno! Questo sta mandando la figlia all'ergastolo, dov'è l'amore paterno! Dicono anche che se il Misseri avesse veramente ucciso la nipote non si sarebbe tenuto il cellulare e non lo avrebbe poi consegnato spontaneamente agli inquirenti. Ma questi giudici hanno mai letto un trattato di criminologia? Hanno mai sentito parlare di trofei, feticci e quant'altro? E poi la domanda la faccio io: se voleva difendere la figlia prima che subisse questo travaglio interiore, perché non si è liberato subito del telefonino? Ma pare che la mitezza di Michele trovi riscontro anche in alcuni testimoni che lo conoscono!!! Dico, siamo seri o stiamo scherzando? Perché, la gente di Avetrana prima che succedesse il fattaccio andavano dicendo in giro che Sabrina era la tipa capace di strangolare una persona e Michele no? 
Sabrina potrebbe essere colpevole. Certo ma non con questi presupposti. Al momento Sabrina dovrebbe essere tutelata e non avversata dalla Legge che ha in mano un reo confesso che ha dato modalità, tempi, moventi della propria azione omicidiaria. E che ora accusa qualcun altro al suo posto.